Scritto da giga 5 COMMENTS

Come ho scritto poche settimane fa nel post “Stay Hungry, stay foolish”  in occasione della morte di Steve Jobs, mi  ritengo un utente Mac soddisfatto, ma saltuario. In quell’occasione avevo poi commentato di essere un grande sostenitore del Progetto GNU e del Movimento del Software Libero, spiegando che avrei ripreso presto l’argomento in un altro post. Eccolo.

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Non è passata in silenzio la polemica dell’attivista informatico Richard Stallman in occasione del triste evento della morte di Steve Jobs avvenuta il 5 ottobre scorso. Parole dure che hanno suscitato molte polemiche rimbalzando per giorni nel World Wide Web. “Steve Jobs, il pioniere del computer inteso come prigione cool, progettato per separare gli stolti dalla propria libertà è morto” ha stigmatizzato con la consueta acredine Stallman, lasciando esterrefatti e arrabbiati gli afecionados utenti Apple. Richard Stallman è –per chi non lo sapesse- il fondatore della Free Software Foundation e del manifesto GNU (acronimo ricorsivo per “GNU’s Not Unix”). Stallman è un arduo sostenitore della filosofia hacker (intesa come vera arte di programmazione, scienza pura non dannosa ma innovativa); è da anni impegnato nel no-profit ed è anche conosciuto ai più come un instancabile globetrotter che passa la maggior parte del tempo proprio tempo a fare dichiarazioni pubbliche in giro per il mondo a sostegno delle cosiddette libertà informatiche[1] nella società digitale.

Grazie a lui oggi esiste e si è diffuso sempre più il concetto di copyleft e della GPL Generic Public Licence (i cui cardini libertari si rimandano in calce all’articolo). Sempre in prima linea come un militante doc combatte l’atavica lotta tra programmi a codice proprietario (ergo chiusi) e programmi a codice aperto (open source) diffondendo “il verbo” spesso con esternazioni radicali e a effetto. Audace e coerente lotta come un Don Chisciotte, un Guy Fawkes (vedi V Vendetta) dei nostri tempi contro ogni oppressione nel mondo informatico.  Non deve quindi stupire se dopo Microsoft e più di Microsoft, la Apple rappresenti per lui un vero  e proprio “Impero del male”, un impero che a sua detta “lascia ancor meno libertà agli utenti” rispetto a Windows. Un sospetto che ci porta quantomeno a chiederci: “Avrà forse ragione?”. Ma aver coniato il termine di “prigione cool” (riferita alla Apple) spinge il dibattito in acque più pericolose. Sì perché per Stallman l’utente Apple resta decisamente catturato dall’estetica dei prodotti che lo inducono a rinunciare allegramente a una serie di libertà fondamentali. Queste le parole pronunciate da Stallman poco tempo prima della dipartita di Steve Jobs: “Apple ha fatto in modo che la gente non sappia più quali sono le sue libertà, e se lo sa, pensa di non meritarsele”. Sempre più presenti poi nei dibattiti di Richard Stallman temi delicati e attuali come quelli della gestione delle informazioni presenti in Facebook o in altri social network. Un altro tema tanto caro a Stallman nelle sue ultime performaces pubbliche è quello della rivoluzione informativa che sta generando la tecnologia del cloud computing, dove dati sempre più personali saranno gestiti e controllati in sostanza da grandi aziende. Uno scenario inquietante sul quale Stallman ha già puntato il dito. Come non riflettere anche noi su questo?

 

La GNU General Public License e il Software Libero  (Fonte Wikipedia)

Secondo Richard Stallman e la Free Software Foundation da lui fondata, un software si può definire libero solo se garantisce quattro “libertà fondamentali”:

Libertà 0

Libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo.

Libertà 1

Libertà di studiare il programma e modificarlo[3].

Libertà 2

Libertà di ridistribuire copie del programma in modo da aiutare il prossimo.

Libertà 3

Libertà di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio.

 

Un programma è software libero se l’utente ha tutte queste libertà. In particolare, se è libero di ridistribuire copie, con o senza modifiche, gratis o addebitando delle spese di distribuzione a chiunque ed ovunque. Essere liberi di fare queste cose significa (tra l’altro) che non bisogna chiedere o pagare nessun permesso.

Il testo completo  sul Free Software è visionabile sul sito ufficiale del GNU Project:

http://www.gnu.org/philosophy/free-sw.it.html

Per la GNU GPL cliccare:

http://www.gnu.org/copyleft/gpl.html


[1] Quest’estate a Firenze, durante il 14esimo Hackmeeting italiano è stato accolto da una grande ovazione. Il suo intervento ha colpito i mondo dei social network e le tecnologie di cloud computing, intese come tecnologie oppressive e che limitano le libertà nella società digitale.

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5 Responses

  1. giga scrive:

    La metafora culinaria è divertente e in qualche modo azzeccata, ma il concetto di creatività non si esaurisce con il sistema operativo installato o con il “ferro” utilizzato (ferro e OS che nel caso di Apple sono un tutt’uno e la qual cosa non è affatto positiva). La creatività poi almeno quella tecnologiga è un concetto complesso che ha trovato nel tempo diverse spiegazioni… un noto studioso di storia economica distingueva poi la creatività tecnologica che porta con se invenzioni e innovazioni in due modi: quella capace di creare una nuova teconologia (con macroinvenzioni che rompono con le tecnologie precedenti) e quelle che permettono di perfezionarne una già esistente (microinvenzioni). Il caso di Steve Jobs che frettolosamente molti hanno mitizzato e paragonato addirittura a Leonardo rientra semplicemente in questo secondo ordine di innovazioni. Steve Jobs col suo lavoro ha migliorato il rapporto degli utenti con la tecnologia permettendo ai più di “dimenticarsi” di questa, fruendone quindi al massimo. Ottimo direi, salvo poi creare quelle che Stallman chiama “prigioni cool”, ribattezzando provocatoriamente l’iPad in iBad. Qui Stallman non punta tanto il dito contro la creatività ma ha sempre ben presente l’obiettivo prinicipale della libertà: libertà di ultizzare un programma, di diffonderlo, di modificarlo e di migliorarlo (ecco la tua creatività).
    Io non sono un programmatore ma mi sento più creativo quando smonto un PC, lo rimonto a mio piacimento, ci installo (per esempio) una versione di Ubuntu personalizzandola in base ai miei bisogni del momento (un server web, una postazione kiosk, etc.). Questa libertà gli utenti Apple non ce l’hanno e neanche la vogliono perché la filosofia Apple rende semplice la vita e non abitua l’utente al ” problem solving”. Il sistema Unix usato sul Mac spiega poi il motivo fondante della Gnu License.
    Sul digital divide e su altri diritti digitali mi piacerebbe dedicarci ampio spazio in altri post e spero proprio che vorrai venirmi a commentare a tempo debito. Grazie del prezioso commento Medo.

  2. medo scrive:

    Che Jobs abbia scoperto il filone “fighetto” per vendere i computer è sempre stato sostanzialmente vero. E’ anche vero però che Jobs è stato un uomo molto creativo e che tutti si tende ad essere indulgenti verso i creativi. Il punto è un altro: ma la Apple ha diffuso e incrementato la creatività tecnologica informatica o l’ha limitata? Se sei creativo è bello, ma se sei creativo a discapito della creatività degli altri è un po’ meno bello.
    Diciamo che la microsoft sta alla creatività informatica come McDonalds alla creatività in cucina. La Apple, in questa metafora inforamtico-culinaria, starebbe all’informatica come i That’s amore della Findus alla buona cucina. Gnu invece sta all’informatica come la cucina tua, di tua moglie o di tua madre che magari non sono quelle dell’Artusi ma magari sono meglio.
    La filosofia del progetto GNU è insomma quella di trasformare in creativi informatici più persone possibili o, quantomeno, accogliere il maggior numero di proposte innovative in informatica. Non a caso GNU si pronuncia come NEW.
    Per questo mi sembra che il vero problema, specialmente in Italia, consista nel digital divide. Mancano le occasioni per imparare ad usare i computer e, soprattuto, per imparare a scrivere programmi.
    Stallmann vincerà quando si realizzeranno, se si realizzeranno, scuole di hackers dal basso.

  3. giga scrive:

    Forse Richard Stallman nella sua visione manichea (o bianco o nero) non ha tenuto conto dei toni di grigio che le spesso la vita e quindi anche la morte hanno. Ha commesso l’errore di fare esternazioni poco eleganti in un momento in cui è doveroso e opportuno solo il silenzio, la costernazione e il ricordo (così almeno ci hanno insegnato in questa cultura). Nel caso di Steve Jobs direi che oltre al ricordo si richia la cristallizzazione del mito (per usare le parole di Vittorio Zucconi), fenomeno tipico della cultura americana. Ma torniamo a Stallman…
    Il suo essere radicalmente avverso alla Apple, come alla Microsoft e come a tutti i sistemi proprietari o agli scenari tecnologici che opprimono le libertà e creano prigioni digitali (vedi i suoi i nteerventi su Facebook o su Google e il cloud computing), lo ha portato a fare un’esternazione molto forte, ma anche molto coerente col suo stile libertario e da attivista militante. Sono convinto poi che uno come lui non voglia neanche pronunciarla la parola “pubblicità”.

    Quello che poi scoccia davvero è sentire tutti quei signori benpensanti che hanno riportato erroneamente le sue parole creando un flusso informativo che viggiasse di media in media per colpire ancora una volta quelli che sono cattivi per definizione perché fuori dal gioco, potremmo definirli “gli anarchici informatici”. Certamente Richard Stallman non avrà avuto tatto, ma non ha mai detto di essere felice per la morte del fondatore della Apple. Queste le sue reali parole pubblicate sul suo sito:

    «As Chicago Mayor Harold Washington said of the corrupt former Mayor Daley, “I’m not glad he’s dead, but I’m glad he’s gone.” Nobody deserves to have to die – not Jobs, not Mr. Bill, not even people guilty of bigger evils than theirs. But we all deserve the end of Jobs’ malign influence on people’s computing.»

    «Come il sindaco di Chicago, Harold Washington, disse del corrotto precedente sindaco Daley, non sono felice che sia morto, ma sono felice che se ne sia andato. Nessuno merita di morire – né Jobs, né Bill, neanche quelli colpevole di malefatte ancor più grandi delle loro. Ma noi tutti ci meritiamo che finisca l’influenza maligna di Jobs sulla libertà informatica del popolo.»

    Che ognuno la pensi come vuole, mettendo però in discussione anche le voci del coro.
    Ti segnalo un post interessante che rappresenta una di queste voci (lontana dalla mia) ma comunque da ascoltare. Grazie del commento.

    http://www.wewrite.it/index.php/Scienza-e-Tecnologia/steve-jobs-vs-richard-stallman-steveworkers.html

  4. raffaella scrive:

    D’accordissimo sul contenuto tranne sul fatto che,quando viene a mancare un essere umano,si dicano cose poco carine su di lui. Così vuol dire voler attirare l’attenzione e, leggendo questi articoli, mi sa che c’è proprio riuscito!

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