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	<description>allunga il collo per curiosità</description>
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		<title>SUV</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 19:44:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Schiaccio il freno e la frizione. Scalo. Stacco la frizione. Un po’ di freno motore. Freno e arresto la macchina: è rosso. Quando hai fretta, il rosso ti sembra durare ere geologiche. Quando non hai da fare un tubo, dura il giusto. Non ho da fare un cazzo. Durerà il giusto. Al mio fianco, d’improvviso, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Schiaccio il freno e la frizione. Scalo. Stacco la frizione. Un po’ di freno motore. Freno e arresto la macchina: è rosso. Quando hai fretta, il rosso ti sembra durare ere geologiche. Quando non hai da fare un tubo, dura il giusto. Non ho da fare un cazzo. Durerà il giusto. Al mio fianco, d’improvviso, compare un Porsche Carrera bianchissimo. È anticipata da una musica techno che rasenta i 30 decibel. Il mio occhio esperto individua subito, in posizione di pilota (un Porsche Carrera bianchissimo non si guida. Una Prinz si guida. Un Carrera si pilota) la capoccia di un idolo delle masse: corvini e fluenti capelli, occhiali Rayban nerissimi tipo sanbabilino anni Settanta, avambraccio palestrato con tatuati un teschio che morde una rosa, una croce celtica con l’autografo di Himmler, una scolopendra mannara o forse tutte le tre cose insieme. Indossa una T-Shirt Ambercrombie parimenti candida, a manica lunga sapientemente rimboccata fino al gomito per esibire scolopendre e tendini tesissimi. Una mano sul volante, l’altra sul fedele I-Phone ultima generazione che forse, se il suo proprietario studiasse il libretto delle istruzioni, potrebbe riprodurgli l’interlocutore con un ologramma parlante. Ma l’idolo delle masse non ha letto le istruzioni. L’idolo delle masse non legge un cazzo di niente. Lui pilota, e parla al telefono. La testina che il mio sguardo porcino individua al suo fianco è ovale come un uovo di Pasqua. Capelli biondi raccolti che formano una coda di cavallo. Profilo perfetto, o perfezionato. Collo da cigno, carnagione d’alabastro: è la fidanzatina dell’idolo. Testina guarda diritta, attenta e assente al contempo. Dietro starnazzano due belle suine da riporto, meno identificabili. Una pantera negra e una cicognona baltica, a quanto sembra. Il mio feticismo le immagina stivalate e borchiate come un reggimento di lancieri di Pinerolo.<br />
<a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/05/guidatore_incazzato.jpg" rel="lightbox[2337]"><img class="alignleft  wp-image-2340" title="guidatore_incazzato" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/05/guidatore_incazzato-389x294-custom.jpg" alt="" width="389" height="294" /></a>Realizzo. È un modellaro! L’idolo delle masse è un modellaro! Ma come? Ne avevo perso le tracce alla fine del secolo scorso. Si narra che gli ultimi branchi vagassero invano alla ricerca di una discoteca non ancora chiusa per collusione con la ‘ndrangheta, di un moijto, di un destro di bamba, di un festino in un attico di via della Spiga. Ridotti a mendicare una pallina di alka-seltzer mescolata con l’anfetamina dai saraceni disseminati lungo viale Monza, a bere birra Moretti ai bar tabacchi dell’Ortica e a festeggiare il capodanno a Mortara, i modellari si erano lentamente estinti. Le loro femmine, le modelle, li avevano abbandonati incamminandosi verso altri lidi che le avrebbero trasformate in prostitute, mogli di calciatori analfabeti, esperte ministre della Repubblica italiana. O tutte e tre le cose insieme.<br />
E invece, eccolo qui. In piena rella. Se ne fotte, l’idolo. Mi domando come fa. Come vive un modellaro, in rella conclamata? Dove si procura i danari per pagarsi i dieci grammi di coca giornalieri con i quali nutre le sue generose narici (i modellari hanno tutti il naso grosso e magari non solo quello) e le narici delle sue golose compagne? E il Carrera? Chi lo paga il Carrera? Denuncia tutto, il modellaro? La bamba no di certo, ma il mezzo? Ma lui mi sa che se ne fotte. E infatti.<br />
Schiaccio la frizione, ingrano la prima, premo l’acceleratore e parto. Parto piano. Perché un cinquantenne, se non è condito di droga, di alcol o di debiti, parte piano. Lo fa perché è approdato sulle sponde del Regno della Saggezza, della Riflessione, dell’Armonia. Guarda i giovini virgulti mordere il frutto succulento colto dall’Albero del Godimento, che cresce accanto a quelli dell’Ambizione e dell’Onnipotenza, scuote la testa, in un mix di rimpianti, invidie e conoscenze. E poi parte piano.<br />
Parto piano, con la mia Scatoletta, una Lancia Ipsilon che trasuda dignità. E un po’ di sfiga. Dignitosa però, anch’essa.<br />
Il modellaro non ingrana una ceppa. Ha il cambio automatico, impostato sul sequenziale, modalità 1. Il motore fa lo stesso rumore della DeLorean di Ritorno al Futuro. È il rumore stesso, che se ne fotte. E il rumore, il Carrera, le modelle e il modellaro girano a destra. Io metterei la freccia. Loro no. Girano, dal centro di Melchiorre Gioia. E il Carrera viene tamponato da una Punto del 1984. Non è bianchissima. È grigio topo. Il colore della sfiga.<br />
Dalla Punto, scendono tutti. Sono tanti. Quanti ci possono stare su una Punto del 1984 grigio topo? Pensavo quattro, cinque con il solito magrolino che porta i cd da casa e che siede dietro, in mezzo. Quelli saranno almeno dieci.<br />
Poi comprendo: stanno uscendo anche altri. Da altre macchine. Chi da una Ritmo blu miseria, chi da una Panda verde esodato. Uno esce da una clamorosa 131 amaranto con targa nera: dovrebbe essere rottamata da quindici anni, ma è ancora in giro.<br />
Si avvicinano al Carrera. Tempestano di pugni il robusto chassie tedesco. Ottima lega metallica, resistente agli urti. Ma qui gli urti sono numerosi. La carrozzeria cede.<br />
Il modellaro è tirato fuori praticamente di peso. Tenta una reazione arrogante, ma desiste. Di fronte ha dieci che pagano le tasse. Lui no. Magari le paga, ma ha un SUV. Ha le modelle. Ha i Rayban. È un figo. Ha girato fottendosene. Gli altri si sono trasformati in tribunale del popolo. Avevano giudicato appena è sopraggiunto il Carrera. Colpevole.<br />
Il modellaro si toglie gli occhiali da sole. Noi siamo tutti fermi, a guardare la scena. Dentro il Carrera, Testina continua a guardare avanti, inconsapevole. Forse ha la scimmia, forse è una scimmia. Le suine dietro guardano il branco di sfigati e sorridono, di fatto prostituendosi per avere salva la vita.<br />
Il branco sta per emettere la sentenza, quando sopraggiungono i carabinieri.<br />
Noi si riparte. Un SUV pieno di figa pilotato da un modellaro, ai tempi della rella è come aprire un furgone della porchetta di Ariccia davanti al parlamento iraniano a Teheran.<br />
Stateci attenti, mi raccomando.</p>
<p>Curco Mazzi</p>
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		<title>Dichiarazione al voto</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 20:09:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno mia sorella ha fatto diciotto anni e per la prima volta anche a lei andrà a votare. Io ci vado già da parecchi anni. Anch&#8217;io, come medo, voto a Sesto San Giovanni, anch&#8217;io in questo territorio di frontiera negli affari di impregilo, caltagirone, benetton, penati ho visto fare ogni tipo di schifezza. Ho conosciuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno mia sorella ha fatto diciotto anni e per la prima volta anche a lei andrà a votare.</p>
<p>Io ci vado già da parecchi anni.</p>
<p>Anch&#8217;io, come medo, voto a Sesto San Giovanni, anch&#8217;io in questo territorio di frontiera negli affari di impregilo, caltagirone, benetton, penati ho visto fare ogni tipo di schifezza.</p>
<p>Ho conosciuto e collaborato con molta, moltissima gente che attraverso &#8211; e non solo &#8211; gli strumenti istituzionali ha bloccato, combattuto e dato battaglia a tutto quello che riteneva ingiusto.</p>
<p>Son rimasto a un andi degli anni settanta: il privato è politico.</p>
<p><img class="alignright" style="margin: 10px;" src="http://www.guizzardi.net/wp-content/uploads/carte-di-credito.png" alt="" width="177" height="182" /></p>
<p>Non c&#8217;è nessun atto, decisione o azione che rimanga solo nello specifico della vita privata, ogni scelta si colloca al margine, e tocca inevitabilmente la sfera pubblica &#8211; delle nostre relazioni &#8211; e diviene, così <em>politica</em> - politica nel senso di polis, di appartenere alla città &#8211; anche solo come effetto sociale, come effetto del nostro comportamento.</p>
<p>Votare è un semplice atto amministrativo fra tanti: è un atto amministrativo pagare una multa, scrivere &#8211; o non scrivere &#8211; una lamentela, una denuncia, dal formare un comitato o una lista civica, fino al prendere in prestito un libro in biblioteca; scegliere dove andare a pagare la propria spesa, cosa comprare e da chi &#8211; come lavora e come paga, tutela a promuove il lavoro di cui beneficia.</p>
<p>Ognuno di questi atti determina, in modo inequivocabile, come usiamo della piccola quantità di libertà che abbiamo, di dove e come la riconosciamo e di come sappiamo renderla un seme prezioso, oppure un inutile sperpero di tempo. Votare da solo non significa nulla, preso a sé è solo uno sgravio di coscienza, conta solo perché  incastonato negli atti che lo contorniano e lo inseriscono in una serie di azioni politiche.</p>
<p>La storia del voto è travagliata, si tratta di frutto faticoso nella storia dell&#8217;umanità: tenderei a non liquidarlo, mai, anche quando le possibilità di voto sono pessime. L&#8217;azione del voto determina quanto ancora possiamo osare nella sfera comune, rinunciarvi è la rinuncia ad un tassello della propria libertà.</p>
<p><img class="alignleft" style="border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid; margin: 10px;" src="http://wwwdelivery.superstock.com/WI/223/3153/PreviewComp/SuperStock_3153-657801.jpg" alt="" width="245" height="163" />Più che chiederci che cosa votare dovremmo chiederci come possiamo rendere concreto il nostro indirizzo politico, decisione dopo decisione, nella nostra vita quotidiana.</p>
<p>Questo è il punto: rinunciare a indirizzare le amministrazioni che ci governano &#8211; nel bene  e nel male &#8211; coincide col rinunciare ad un tassello della nostra forza politica, sociale e culturale.</p>
<p>In italia nessuno mai perde le elezioni, se andasse a votare solo il 10 per cento della popolazione chi vince avrebbe vinto, comunque. Ciò non servirebbe né da lezione né da monito. Fintanto che ci sono ancora elezioni,e tutto sommato non sono monopartitiche, andiamo a votare, anche se la scelta non è delle migliori.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I SOLITI IDIOTI.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 11:28:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MC011</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho sempre odiato la stupidità umana. Forse è per questo motivo che quando dei volontari mi fermano per strada per chiedermi di contribuire a favore di quella o quell’altra causa umanitaria rispondo senza la minima vergogna, “No grazie, preferisco aiutare gli animali.” Per questo stesso motivo mal sopporto trasmissioni come “I soliti idioti” su MTV. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho sempre odiato la stupidità umana.<br />
Forse è per questo motivo che quando dei volontari mi fermano per strada per chiedermi di contribuire a favore di quella o quell’altra causa umanitaria rispondo senza la minima vergogna, “No grazie, preferisco aiutare gli animali.”<br />
Per questo stesso motivo mal sopporto trasmissioni come “I soliti idioti” su MTV.<br />
Chiamatela pure intolleranza, ma non riesco proprio a digerire i due protagonisti, Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, <a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/05/I-soliti-idioti_2.jpg" rel="lightbox[2292]"><img class="alignright size-medium wp-image-2297" title="I soliti idioti_2" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/05/I-soliti-idioti_2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>e i loro presunti sketch comici intrisi di omofobia qualunquista.<br />
Finora nei casuali incontri in video in attesa del TG notturno avevo registrato l’approccio sciocco e pressapochista del programma.<br />
Nulla di più, nulla di meno.<br />
Il successo della trasmissione comunque non era certo in discussione a causa mia. Tutt’altro.<br />
L’approccio da cronista – registro l’esistenza di un fatto e mi formo un giudizio su di esso – è stato spazzato via qualche sera fa nel corso del solito zapping pre-notizie.<br />
Era da poco passato il 25 aprile.<br />
In onda i due protagonisti presentavano un nuovo numero.<br />
Il primo, vestito da Hitler, impersonava uno spietato amministratore di condominio impegnato a ripristinare con l’aiuto di zelanti collaboratori l’ordine dello stabile turbato da alcuni chiassosi inquilini. Al secondo spettava invece l’ingrato ruolo del padrone di casa costretto a causa dell’innocente infrazione delle regole a subire le angherie dell’amministratore/führer e, ahimè, a esibire a richiesta i millesimi tatuati sul braccio sinistro.<br />
Mesmerizzato da quell’oscenità mediatica ho resistito più del solito nella speranza di dare un senso a quella comicità.<br />
Invano.<br />
Inchiodato al video ho quindi assistito al finale dello sketch: raffiche di mitra all’indirizzo di alcuni dei chiassosi condomini, un’agghiacciante versione alternativa del gioco della bottiglia con il recipiente di vetro sostituito per l’occasione da un revolver carico, l’isterica risata dell’amministratore/führer in faccia al suo interlocutore e l’ultima inquadratura che riprendeva il cancello di ferro battuto dello stabile sulla cui sommità campeggiava l’infame motto di Auschwitz, “Arbeit macht frei” (Il lavoro rende liberi).<br />
Le notizie del giorno sono passate improvvisamente in secondo piano. Qualunque esse fossero.<br />
Tra le tante domande che hanno affollato la mia mente forse la più sciocca ha preso il sopravvento: “E l’authority televisiva che fine aveva fatto?”<br />
È bastata una frazione di secondo per rispondere al quesito.<br />
Ma perché mai il suddetto organo di controllo dovrebbe intervenire di fronte alla deplorevole messa in scena de “I soliti idioti”? Non è forse il nostro quel paese dove il revisionismo ha ridato limpidezza e verginità a un passato buio? <a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/05/Quartetto-Cetra-Monaco-1938_Archivio-Savona-Mannucci-.jpg" rel="lightbox[2292]"><img class="alignleft" title="Quartetto Cetra Monaco 1938_Archivio Savona-Mannucci" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/05/Quartetto-Cetra-Monaco-1938_Archivio-Savona-Mannucci--300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Non è forse il nostro quel paese dove si sorride in maniera ebete di fronte a un braccio destro levato al cielo o a una svastica dipinta su un muro. Non è il nostro quel paese incapace di fare rispettare la Costituzione e di punire severamente quanti si attardano per un motivo o per l’altro nell’apologia del fascismo?<br />
Seppure fortemente offeso da quell’indecente sequenza di immagini, trovo a distanza di ore la forza di rivolgere un sincero consiglio agli “autori” del programma: se proprio dovete trattare temi così delicati andate a studiare attentamente due parodie a colori del 1983 del Quartetto Cetra, “Monaco 1938” e “Gli ultimi giorni di Hitler.”<br />
Buona visione miei cari soliti idioti.</p>
<p>MC012</p>
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		<title>NESSUNO DEI SUDDETTI. Conclusioni: Il mio nemico nella fondina tiene le carte Visa</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 22:16:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>medo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mio nemico non ha divisa, [...] nella fondina tiene le carte visa il mio nemico DANIELE SILVESTRI Nei post precedenti ho realizzato una piccola guida al voto amministrativo della mia città, Sesto San Giovanni (nessuno dei suddetti parti 1; 2; 3; 4). In questi post ho sostenuto che per quel che mi riguarda sarebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/6678950219_653c5eabec_z.jpg" rel="lightbox[2244]"><img src='http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/6678950219_653c5eabec_z.jpg' class='size-full wp-image-2246 aligncenter' width='500' height='375'/></a></p>
<p style="text-align: right">Il mio nemico non ha divisa,</p>
<p style="text-align: right">[...]</p>
<p style="text-align: right">nella fondina tiene le carte visa</p>
<p style="text-align: right"><em>il mio nemico</em></p>
<p style="text-align: right">DANIELE SILVESTRI</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Nei post precedenti ho realizzato una piccola guida al voto amministrativo della mia città, <strong>Sesto San Giovanni</strong> (nessuno dei suddetti parti <a href="http://www.giraffaweb.it/evidenziando/nessuno-dei-suddetti">1</a>; <a title="Nessuno dei Suddetti – parte due C’ERA UNA VOLTA LA STALINGRADO D’ITALIA" href="http://www.giraffaweb.it/evidenziando/nessuno-dei-suddetti-parte-due">2</a>;<a title="Nessuno dei suddetti parte 3 -Sesto San Giovanni. Da Stalingrado a Kronstadt d’Italia?" href="http://www.giraffaweb.it/evidenziando/nessuno-dei-suddetti-parte-3-sesto-san-giovanni-da-stalingrado-a-kronstadt-ditalia"> 3</a>; <a title="Nessuno dei suddetti – parte 4. La resistibile ascesa dei “professionisti allo sbaraglio”" href="http://www.giraffaweb.it/evidenziando/nessuno-dei-suddetti-parte-4-la-resistibile-ascesa-dei-professionisti-allo-sbaraglio">4</a>). In questi post ho sostenuto che per quel che mi riguarda sarebbe meglio, in questa tornata amministrativa, non andare a votare o, per meglio dire, votare <strong>nessuno dei suddett</strong>i. In questo post spiegherò perché, ma solo dopo aver fatto un lungo preambolo. Chi mi trovasse verboso può saltare il preambolo e andare alla parte intitolata <a href="#link"><strong>il succo della questione</strong></a>.<br />
</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Una delle motivazioni che ho addotto per il non voto è quella per cui i partiti italiani sono arrivati al capolinea. Con questo però non intendo però dire che queste associazioni di cittadini siano in procinto di scomparire improvvisamente. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">I peli, per un animale qual è l&#8217;Uomo, un essere che ha imparato a combattere il freddo con altri mezzi, sono ormai superflui. Tuttavia l&#8217;evoluzione ha deciso (si fa per dire) che la loro parziale presenza sul nostro corpo era ormai del tutto indifferente, mentre era troppo faticosa la loro totale eliminazione. Risultato: i peli mantengono ancora un ruolo accessorio ed estetico anche se non più strettamente funzionale. Similmente anche se pensiamo che i partiti ormai non rappresentino più nessuno, non aspettiamoci che questi scompaiano dall&#8217;oggi al domani. Potrebbero sopravvivere a lungo anche mantenendo una funzione accessoria. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">In verità il processo di svuotamento della politica, non si sta compiendo solo in Italia, bensì in tutto il mondo occidentale e non da oggi, ma quantomeno a partire dalla caduta dell&#8217;Urss. Semplicemente l&#8217;unica opzione storica nella quale la politica pretendeva di sovrastare il mercato ha perso, le altre opzioni più moderate (liberalismo) prese nel mezzo tra radicalità politica e mercato, o hanno scelto il mercato o non hanno scelto affatto e si sono condannate alla marginalità: di conseguenza il mercato liberista è diventato qualcosa che sovrasta la politica.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">L’arrivo di Monti al governo mi sembra sia simbolico in questo senso. Monti rappresenta quello spostamento dell’asse del potere dalla politica all’economia e al sapere tecnologico. Si potrebbe parlare di una virata verso la Tecneconomocrazia globale (chiamamola TEG per gli amici). Questa TEG, data la situazione di crisi, ha sentito il bisogno di piazzare in Italia un proprio esponente diretto, per evitare che il suo relativamente “nuovo” sistema di potere andasse al collasso. Insomma: se falliva l’Italia rischiava l&#8217;Europa, anzi, il capitalismo finanziario globale e con esso anche la spinta alla produzione di nuovi manufatti (e bisogni) tecnologici; perciò sia i finanzieri che i tecnici hanno pensato che fosse meglio mettere da parte i guitti professionisti, quelli che si sono occupati della rappresentazione del potere finora, per far salire sulla ribalta il potere in persona. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">L’aspetto positivo di questa crisi è di aver rivelato come si vota veramente oggi e come e chi prende veramente le decisioni. <strong>L’illusione che chiamiamo democrazia rappresentativa è finita, perché oggi il vero voto non si fa nel segreto di un&#8217;urna, ma attraverso il codice segreto della propria carta di credito. </strong></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Sto esagerando? Guardiamo a quel che avviene negli USA. Tra i movimenti Occupy San Francisco e Occupy Oakland. Vi sono segmenti di movimento che si occupano del problema delle case<a href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a>. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Per comprendere quanto l’arroganza dell&#8217;economia sia senza freni, mentre il potere politico </span><span style="font-size: medium">(anche negli Stati Uniti) </span><span style="font-size: medium">è debole,  sappiate che per recuperare i soldi dovuti dalla sottoscrizione di mutui <em>subprime</em>, le stesse banche americane, che hanno lasciato che le persone li sottoscrivessero, oggi avviano delle procedure di pignoramento degli immobili, arrivando a vendere le case spesso all’insaputa dei proprietari che sono in ritardo coi pagamenti. Normale? Secondo le leggi americane questi pignoramenti sono illegali. Tuttavia avvengono lo stesso. Del resto se sei praticamente un <em>homeless </em>difficilmente avere un avvocato sarà la tua prima preoccupazione. Ci si aspetterebbe da un qualsiasi potere politico che sanzionasse questi comportamenti scorretti delle banche e che prendesse provvedimenti per aiutare tutti quegli individui rimasti fregati dalla crisi. Invece, come dicono gli attivisti di Occupy Home, le banche sono state salvate e la cittadinanza venduta. L’unico intervento del governo Obama è stato quello di stabilire, in accordo con le banche, un’ammenda di 27 milioni.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Se questi 27 milioni venissero distribuiti tra tutti proprietari di case che hanno subito un pignoramento illegale, ciascuno di essi avrebbe 1800 dollari. 1800 dollari per non avere più un tetto sulla testa. In compenso le banche, pagando questa ammenda, si sono messe al sicuro da possibili cause legali e <em>class action<a href="#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a>. </em>Con questo non intendo accusare il presidente Obama di “intelligenza con il nemico”. Dico solo che probabilmente di più non poteva fare<a href="#sdfootnote3sym"><sup>3</sup></a>. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Bisogna capire che vi è una grande discrepanza tra le forze in gioco. In un mondo dove contano sempre più solo i soldi, l&#8217;equilibrio non pende affatto dal lato della legge e della politica. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Ora però chiediamoci anche da dove viene tutto questo potere che hanno le banche? Sono forse state investite da Dio di svolgere una missione nel mondo? No. Il potere alle banche lo diamo noi e i nostri bisogni (una casa più grande, un nuovo televisore, una nuova auto, ecc.) Più sono i bisogni, più abbiamo bisogno di soldi, più abbiamo bisogno di soldi più potere avranno le banche<a href="#sdfootnote4sym"><sup>4</sup></a>. Per questo dico che oggi come oggi si vota con la carta di credito.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Che leggi si possono fare per controllare un simile sistema? Vietare alla gente di consumare? Vietare di lavorare troppo? Vietare i prestiti?</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">In realtà si potrebbero fare un mucchio di cose.</span><span style="font-size: medium"> Innanzitutto bisognerebbe ricordarsi che la gran parte del denaro e delle ricchezze di finanzieri e banchieri, non ha un corrispettivo materiale, ma semplicemente virtuale.</span><span style="font-size: medium"> I loro non sono soldi fisici ma semplici scritture contabili, sono semplicemente dei pagherò che hanno in mano. Più che del denaro hanno in mano una convenzione sociale per la quale è dato loro un credito infinito. Poi si potrebbero fare altre cose: cancellare i debiti inesigibili, tassare fortemente le speculazioni finanziarie, fare si che alcuni bisogni fondamentali (scuola, salute, sicurezza, servizi sociali, servizi pubblici di base) siano direttamente soddisfatti e gestiti sempre e solo dalla collettività; no alle privatizzazioni in questi campi (o quantomeno privatizzazioni collettive sull&#8217;esempio dell&#8217;azionariato diffuso). Per fare tutte queste cose, però, ci sarebbe bisogno che la politica fosse più forte. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Purtroppo è proprio quello che non abbiamo più: una politica forte. La politica non è più forte, tuttavia, non perché a farla sono i<strong> soliti politici</strong> che sono brutti, cattivi, incapaci e corrotti. <strong>Non perché i partiti sono diventati conventicole dove prospera il malaffare. </strong>Certo <strong>non si può negare che queste cose ci siano</strong>. Ma forse più che la causa sono i sintomi di qualcos&#8217;altro. <strong>Sono i sintomi di un sistema che ha fatto il suo tempo: la democrazia parlamentare rappresentativa nel suo insieme.</strong></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Questa forma di governo è nata dalla fusione di differenti antichi sistemi di governo: la <strong>democrazia</strong> <strong>greca</strong>, la <strong>repubblica romana</strong>, i <strong>parlamenti</strong> <strong>medievali</strong>. Ognuno di questi sistemi si è conservato e stratificato all&#8217;interno di quella che chiamiamo <strong>democrazia parlamentare rappresentativa. Questo la dice lunga sul nostro sistema di governo. Più che qualcosa di moderno, di contemporaneo, è qualcosa di antico che andrebbe studiato con gli occhi e con i metodi di un archeologo o, meglio, di un geologo capace di “leggere” ciascun strato. </strong></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/6678949281_5e9dfd734d.jpg" rel="lightbox[2244]"><img class="aligncenter size-full wp-image-2247" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/6678949281_5e9dfd734d.jpg" alt="" width="500" height="431" /></a></p>
<p><a name="link"></a></p>
<p align="JUSTIFY">IL SUCCO DELLA QUESTIONE</p>
<p><a name="link"></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a name="link"></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">La nostra democrazia è un sistema che ha fatto il suo tempo, innanzitutto perché dai giorni in cui ha iniziato a formarsi, le società che l&#8217;avevano pensata sono cambiate radicalmente. Ad esempio: la figura dei rappresentanti del popolo, i parlamentari, aveva senso quando grandi strati della popolazione non sapevano leggere e scrivere.</span></p>
<p><a name="link"></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">O quando le classi che strutturavano la società erano talmente impermeabili </span><span style="font-size: medium">(cosa che in verità in Italia ancora parzialmente accade)</span><span style="font-size: medium"> da dover essere rappresentate attraverso un gioco di opposizioni e di alleanze tra i diversi schieramenti.</span></p>
<p><a name="link"></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Ma oggi, che quasi tutti sanno leggere e scrivere, che necessità ci sarà mai di avere qualcuno che ci rappresenti? Non sarebbe meglio se ciascuno di noi a turno si occupasse di questioni pubbliche? Con questo voglio solo dire che la debolezza della politica forse è dovuta alla necessità di una svolta che si dovrà per forza compiere, </span><span style="font-size: medium">alla trasformazione di un sistema</span><span style="font-size: medium"> che ancora non si è compiuta.<br />
</span></p>
<p><a name="link"></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Perciò, forse invece didire che non abbiamo più una politica forte, in grado di gestire e affrontare i problemi posti dall&#8217;economia di mercato, sarebbe meglio dire che non abbiamo <em>ancora</em> una <em>nuova</em> politica forte, all&#8217;altezza del potere del mercato. Perché una politica differente, più forte rispetto al mercato o almeno forte quanto il mercato, potrebbe essere in procinto di nascere. Quanto questa forma di democrazia sia in grado di tener testa al mercato è possibile solo intuirlo. Ci si ricordi di quando l&#8217;<em>ex premier </em>greco Papandreu ha annunciato che avrebbe posto al vaglio di un <em>referendum</em> le misure di <em>austerity</em> volute dai mercati. Questi stessi mercati il giorno dopo diedero segni di panico. L&#8217;idea stessa che possa esistere un altro potere li ha gettati nello sconforto.</span></p>
<p><a name="link"></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Ma che cos&#8217;è questa nuova politica di cui parlo? Questa nuova politica, per me, ha un nome e si chiama <strong>democrazia espressiva</strong>; la democrazia espressiva è una forma di democrazia partecipativa e diretta, ma corretta da alcuni elementi come la divisione del parlamento (un parlamento unico) secondo quote che contemplino alcune strutture da cui è composta una società: intendo quote giovani (persino giovanissimi in quanto dovrebbe esserci un seggio eletto dai bambini) quote rosa, quote stranieri legalmente residenti, quote regionali (il numero di seggi in parlamento andrebbe diviso secondo pesi relativi al numero di abitanti per regione). Il parlamento dovrebbe essere lo specchio il più possibile isomorfo della società reale. Inoltre i parlamentari non dovrebbero essere eletti, ma estratti a turno secondo lo schema delle quote proposto precedentemente. L&#8217;attività di questo parlamento, però, non dovrebbe essere quella di legiferare direttamente. Piuttosto dovrebbe ratificare o respingere le decisioni prese da un governo (premier e ministri) eletto direttamente dal popolo. Un governo che sarebbe l&#8217;espressione di partiti che resterebbero (formalmente) esterni al parlamento, per fare da tramite tra la società civile e le istituzioni attraverso la formazione di tecnici della politica. Per me un simile sistema è indispensabile come transizione ad una forma di democrazia diretta pienamente compiuta. Perché?</span></p>
<p><a name="link"></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Perché il vantaggio di una democrazia diretta può stare in due assunti di base, senza i quali il senso stesso di ogni democrazia diretta viene meno:</span></p>
<p><a name="link"></a></p>
<ol>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">il popolo italiano nel suo complesso è migliore di qualsiasi dei suoi attuali rappresentanti.</span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">ciascun cittadino, ciascun individuo del popolo vale l&#8217;altro, non essendo nessuno cittadino per principio migliore di un altro.</span></p>
</li>
</ol>
<p><a name="link"></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">A mio parere, i cittadini italiani, nel loro insieme, <strong>attualmente non sono migliori dei rappresentanti </strong>che si sono scelti. Inoltre non è affatto vero che un cittadino vale l&#8217;altro né per capacità, né per cultura, né per senso civico ecc. ecc. </span></p>
<p><a name="link"></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Questo non significa però che i due punti siano irrealizzabili in sé, solo che per realizzarli ci vuole tempo e soprattutto esperienza. Ogni cittadino dovrebbe avere la possibilità e il tempo di misurarsi con la gestione di qualcosa di pubblico, prima a livello di quartiere, poi comunale, poi provinciale, poi regionale, poi parlamentare e infine di governo. L&#8217;ideale sarebbe che in futuro, per legge o tradizione, ogni presidente dei consiglio dei ministri venga eletto solo se ha seguito questa gavetta politica. </span></p>
<p><a name="link"></a></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/6678947901_f33cb960a7.jpg" rel="lightbox[2244]"><img class="aligncenter size-full wp-image-2248" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/6678947901_f33cb960a7.jpg" alt="" width="375" height="500" /></a></p>
<p><a name="link"></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Ma allora perché sostengo che a queste amministrative <strong>è meglio non andare a votare</strong> invece che votare un partito che si sia seriamente speso per la democrazia partecipativa e diretta (nel caso di Sesto la <strong>Lista civica per Sesto</strong> o <strong>Movimento 5 stelle</strong>)?</span></p>
<p><a name="link"></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Proprio perché i cittadini che saranno eletti in queste liste non hanno nessuna esperienza amministrativa. Prendiamo il caso remoto in cui una di queste liste vincesse le elezioni. Ciò potrebbe avvenire solo per un motivo. Un forte voto di protesta. Cittadini stanchi dei partiti tradizionali voterebbero cioè questi partiti nella speranza di un cambiamento. Solo che  non è detto </span><span style="font-size: medium">che</span><span style="font-size: medium"> questo cambiamento</span><span style="font-size: medium"> si rivelerà positivo. Potrebbe anzi rivelarsi disastroso. In quel caso i partiti tornerebbero più forti di prima, più arroganti di prima, più corrotti di prima. </span></p>
<p><a name="link"></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Se invece questi partiti dovessero eleggere un buon numero dei consiglieri di opposizione? Questo sarebbe un bene, perché almeno alcuni cittadini farebbero esperienza della cosa pubblica. Sarebbero comunque troppo pochi, però, perché l&#8217;esperienza possa rivelarsi significativa per il realizzarsi della democrazia diretta. Per non parlare del fatto che questa esperienza si potrebbe rivelare frustrante, nel momento in cui non si riuscisse ad incidere per nulla. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Il rischio, inoltre, sarebbe quello di spaventare i partiti tradizionali, che si inventerebbero qualcosa per impedire ai direttamente democratici di arrivare in parlamento. Si consideri che dopo queste amministrative, probabilmente, i partiti cercheranno di riformare l&#8217;attuale legge elettorale (porcellum). Se fossero troppo spaventati dall&#8217;antipolitica, potrebbero anche accordarsi per impedire a Grillo ed ai suoi emulatori di approdare in politica. Potrebbero inventarsi leggi farsersche, parodie di democrazia diretta, pur di mantenere il potere e noi (tutti noi italiani) resteremmo fregati.<br />
</span></p>
<p><a name="link"></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Insomma il cammino verso la democrazia diretta, a mio parere, non può avvenire con una rivoluzione improvvisa, ma piuttosto con una serie di riforme radicali e progressive allo stesso tempo o, per meglio dire, con una rivoluzione incessante, una slow-revolution. La realizzazione di questa slow-revolution, però, non può farsi contro i partiti, bensì solo attraverso il loro apporto (se non di tutti almeno di quelli che ci stanno).</span></p>
<p><a name="link"></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">I primi a dover capire di cambiare sono proprio loro: i partiti. Ma come farglielo capire? A mio parere l&#8217;elettorato scontento dei propri partiti dovrebbe <strong>evitare di andare a votare</strong>. Per meglio dire: <strong>se è un cittadino che crede nella democrazia diretta e partecipativa e, soprattutto, fa della democrazia diretta e partecipativa,</strong> che vada anche a votare per chi lo &#8220;rappresenta&#8221; (così almeno sapremo quanti sono i cittadini di fatto attivi verso questo cambiamento). Ma se è semplicemente un cittadino stanco e che vuole protestare se ne stia a casa. Non c&#8217;è lista civica o nuovo partito in grado di realizzare i suoi desideri e non c&#8217;è miglior protesta dello sdegnato rifiuto di votare. Certo lo scotto sarà quello di dover sopportare ancora un po&#8217; gli esponenti dei partiti tradizionali. Tuttavia se questi dovessero passare al governo della città grazie ad un astensione bulgara (se a votare andasse meno del 50 per cento dei cittadini) bene credo che la cosa avrebbe il suo peso. Credo che i partiti inizierebbero a fare un serio bilancio.<br />
</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">Per questo credo che voterò NESSUNO DEI SUDDETTI, perché reputo che un sorprendente successo delle liste civiche o per i cosiddetti partiti dell&#8217;antipolitica, per quanto inizialmente entusiasmante, in questo momento possa rivelarsi un pericoloso <em>boomerang. </em></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #008000">aggiornamento 1</span></p>
<p align="JUSTIFY">chi desiderasse optare per il <strong>non voto</strong> sappia che stare a casa o annullare la scheda, in realtà, non costituiscono delle vere opzioni di rifiuto. Nel primo caso, visto che la legge non prevede il ragggiungimento di un <em>quorum,</em> basterebbe che andassero a votare solo gli iscritti ai partiti perché le elezioni fossero valide (resterebbe però il fatto politico del disenteresse generale). Nel secondo bisogna considerare che alcune interpretazioni della legge fanno si che schede bianche o nulle possano essere aggiunte tra i voti a favore del partito che ne ha ricevuti di più. In realtà, chi volesse veramente protestare NON VOTANDO, dovrebbe andare a ritirare la scheda al seggio, farla vidimare, poi, invece di andare in cabina, restituirla al presidente dichiarando di rifiutarsi di votare e, soprattutto, chiedere che venga verbalizzato perché. Sbattimento? Purtroppo in Italia, il paese della <em>Dolce Vita</em>  e della <em>easy people</em>, di facile non c&#8217;è mai nulla; neanche il rifiuto simbolico di un sistema. Chi fosse interessato può trovare notizie su <strong>come non votare</strong> in una lettera aperta di Dario Rinco, già animatore di un partito-movimento PER IL BENE COMUNE: <span style="text-decoration: underline">http://sestonotizie.it/leggi.php?artID=2360180</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium"><span style="color: #ff0000"><em>aggiornamento 2<br />
</em></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium">A proposito dei cambiamenti del sistema politico e dei rapporti tra questo e il potere economico:</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium"><em>dal 16 a 19 maggio</em> si terra BLOCKUPY FRANKFURT una call transazionale di protesta che, sull&#8217;esempio di Occupy Wall Street cercherà di bloccare l&#8217;attività delle maggiori banche e della BCE. Mi sembra un&#8217;iniziativa interessante da seguire se non in prima persona almeno via web.<em><br />
</em></span></p>
<p><a name="link"></a></p>
<div>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small"><a href="#sdfootnote1anc">1</a> La crisi è iniziata, lo sappiamo tutti, dai mutui<em> subprime </em>che quattro anni fa si sono rivelati spazzatura. Le banche sapevano benissimo che quei mutui non andavano bene perché le persone che li avevano sottoscritti non erano in grado di pagare, ma si sono girate dall’altra parte facendo finta di niente, perchè avevano trovato il modo di guadagnarci lo stesso. I principali responsabili della crisi economica sono state quindi le banche che hanno truffato sia gli investitori che i cittadini che acquistavano casa (vendendogli mutui tossici a condizioni che sul lungo periodo sarebbero state insostenibili).Però la maggior parte degli aiuti economici da parte dei governi sono andati proprio alle banche.<br />
</span></p>
</div>
<p><a name="link"></a></p>
<p><a href="#sdfootnote2anc">2</a><span style="font-size: x-small"> Questa storia, anzi queste migliaia di storie, sono state raccontate dalla bellissima trasmissione della rai <em><strong>CRASH</strong>!</em> in una puntata intitolata <em>AMERICAN GOLEM</em>.</span> <span style="font-size: x-small">La puntata la trovate qui: http://www.crash.rai.it/</span></p>
<p><a name="link"></a></p>
<div>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium"><a href="#sdfootnote3anc">3</a> <span style="font-size: x-small">Del resto il presidente Obama guadagna 400 mila dollari all’anno circa; i più grandi finanziaeri americani guadagnano invece cifre che viaggiano intorno alle decine di MILIARDI di dollari ogni anno.</span> <span style="font-size: x-small">Stiamo parlando di persone che tutte assieme e non sono poi tanti, ogni anno, guadagnano quanto una manovra finanziaria di uno stato medio-piccolo (tipo l’Italia)</span></span></p>
</div>
<p><a name="link"></a></p>
<div>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small"><a href="#sdfootnote4anc">4</a> Se abbiamo bisogno di soldi per comprare più cose sono solo due le strade: o ce li facciamo prestare (e quindi ci mettiamo direttamente nelle mani delle banche dando loro più potere) oppure lavoriamo di più; ma se lavoriamo di più aumentiamo la produttività. Questo ha due conseguenze: la prima è che per aumentare la produttività servono dei soldi agli imprenditori (le banche prestano soldi alle aziende per investire in macchinari, ricerca, marketing ecc. ecc). Quindi più aumentiamo la produttività (più lavoriamo) più la gran parte dei soggetti economici da cui noi dipendiamo (le aziende) devono fare debiti con le banche (che quindi ci controllano indirettamente). La seconda ipotesi comporta, inoltre, che più creiamo nuovi prodotti, più questi dovranno essere venduti; ma più qualcosa deve essere venduto maggiore sarà la necessità di creare nuovi bisogni (non basta il cellulare ora serve il cellulare <em>touchscreen</em> con <em>twitter</em>). Ma nuovi bisogni significano di nuovo più soldi (nuovi debiti o più produttività) e così via, in un bellissimo circolo vizioso (per noi) e virtuoso (per le banche). </span></p>
</div>
<p><a name="link"></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a name="link"></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a name="link"></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Pessima propaganda (A FUMETTI) in vista delle elezioni presidenziali.</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 10:18:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MC011</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ON THE ROAD AGAIN...]]></category>
		<category><![CDATA[fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[miller]]></category>
		<category><![CDATA[propaganda presidenziale]]></category>

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		<description><![CDATA[La notizia è che qualcuno è riuscito a fare peggio di Rick Santorum, il candidato Repubblicano alla presidenza che fino al suo ritiro dalle primarie ha tenuto banco oltreoceano con le sue invettive contro i gay, i neri e chiunque non autorizzato ronzasse troppo vicino alle sue religiosissime e pelosissime palle. La novità è che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La notizia è che qualcuno è riuscito a fare peggio di Rick Santorum, il candidato Repubblicano alla presidenza che fino al suo ritiro dalle primarie ha tenuto banco oltreoceano con le sue invettive contro i gay, i neri e chiunque non autorizzato ronzasse troppo vicino alle sue religiosissime e pelosissime palle.<br />
La novità è che l’autore del clamoroso scivolone non è un politico bensì un disegnatore di fumetti, anzi, il re del fumetto a stelle strisce, l’autore di “The Dark Knight” e “Sin City,” Frank Miller.<br />
Abbandonate momentaneamente le major dell’editoria e approdato alla casa di produzione <a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/Holy-Terror-cover.jpg" rel="lightbox[2229]"><img class="alignright" title="Holy Terror cover" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/Holy-Terror-cover-300x230.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a>cinematografica Legendary, il buon Frank ha messo mano a carta e china e, liberatosi da ogni freno inibitorio – alla faccia dell’Authority Code! – si è sbizzarrito a prendere a calci in culo il mondo arabo e l’Islam.<br />
I protagonisti della graphic novel intitolata “Holy Terror” [1], Fixer e la Gatta ladra, si muovono agghindati da Batman e Catwoman tra grotteschi anacronismi e ridicole caricature di figure politiche contemporanee (da Bush Jr. a Obama passando per Putin e il colonnello Gheddafi) evitando, quando i limiti fisici della pagina e la fantasia del creatore lo consentono, bombe in grado di scaraventare per aria raffiche di chiodi roventi (Paris, n’est pas?) e affilatissime lamette da barba.<br />
Scordiamoci riflessioni, seppure passeggere, sull’attualità, il tempo è tiranno e il ritmo narrativo esige altre esplosioni e altre morti.<br />
Il lettore assiste attonito a un massacro che a tanto di catarsi fascista e, pagina dopo pagina, ha la netta impressione che a Miller lo spettro del 9/11 appaia ancora molto minaccioso nonostante la morte di bin Laden e le deplorevoli scene di giubilo nelle strade di NYC, Washington DC, Boston e quelle ancora più pietose messe in scena dagli studenti dei college su entrambe le coste.<br />
<a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/Holy-Terror_3.jpg" rel="lightbox[2229]"><img class="alignleft size-medium wp-image-2235" title="Holy Terror_3" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/Holy-Terror_3-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Ecco allora frantumarsi una replica bendata della Statua della libertà, levarsi fieri pugni americani sullo sfondo di un lacero vessillo nazionale e iniziare lo scontro finale con gli uomini di Al-qaeda.<br />
La democrazia, somma ironia della sorte, è affidata in questo volume a apatiche forze dell’ordine che dapprima ignorano le torture inflitte in stile Abu-ghraib a un nemico preso prigioniero, quindi si mantengono, com’è accaduto all’annuncio della notizia della morte dello Sceicco del terrore, prudentemente al margine dell’azione mentre Fixer e sua compagna salvano Empire City facendo esplodere un’arma batteriologica – ecco dov’erano finite le armi di distruzione di massa di Saddam! – nei sotterranei di una moschea scelta dai terroristi come base operativa.<br />
Se non bastasse, una regia occulta diretta da un misterioso individuo sovrintende alla sanguinosa vendetta statunitense con la preziosa collaborazione di un alleato con la stella a sei punti tatuata sul volto.<br />
Di fronte a una così virulenta e quanto cieca difesa della democrazia statunitense anche il Batman fascistoide di “The Dark Knight” si sentirebbe a disagio e arrossirebbe di vergogna sotto la maschera.<br />
Tanto è bello ed ipnotico il tratto di Miller tanto gratuita e sciocca la trama scelta questa volta per accompagnarlo.<br />
Le domande si accalcano nella scatola cranica del lettore ma una preme più delle altre per emergere: “Ma a chi giova tutto ciò?”<br />
Non certo all’autore massacrato di critiche di colleghi increduli.<br />
Non certo dai fan che suoi blog si dichiarano delusi e arrivano a bollare severamente l’opera come “spazzatura.”<br />
Non certo alla politica e ai candidati in lizza per la Casa Bianca. Né allo sfidante Repubblicano, quasi sicuramente Mitt Romney né al presidente in carica Barack Obama.<br />
Non certo agli elettori americani che, per quanto fuorviati dai media e dalla crociata del fanatico di turno, non si considerano ancora così stupidi da accettare una simile visione manichea della realtà.<a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/Holy-Terror_2.jpg" rel="lightbox[2229]"><img class="alignright size-medium wp-image-2234" title="Holy Terror_2" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/Holy-Terror_2-300x185.jpg" alt="" width="300" height="185" /></a><br />
“Allora a chi?” torna a farsi avanti la domanda.<br />
La risposta, ammesso che ve ne sia una ragionevole, tarda ad arrivare.<br />
Le stesse mani che ripongono la graphic novel su uno degli scaffali della libreria di casa a mo’ di monito della stupidità umana si allungano subito altrove.<br />
Solo una leggera esitazione le frena.<br />
“Chicago” di ‘Ala Al-Aswani o “Islampunk” di Michael Muhammad Knight?</p>
<p>MC012</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=DZg4UOB2uCk" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=DZg4UOB2uCk</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[1] È assai probabile che Miller abbia preso spunto per la storia da una sequenza di una tavola di un suo precedente lavoro, “The End” del 2002, dove la sagoma nera di una giovane donna esplodeva saturando la vignetta di chiodi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nessuno dei suddetti &#8211; parte 4. La resistibile ascesa dei &#8220;professionisti allo sbaraglio&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 21:12:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>medo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel marasma seguito alla crisi di legittimità che gli elettori nutrono verso i partiti tradizionali, si sono generati meccanismi di attacco e di fuga, il cui esito principale è stato quello di portare alcuni partiti a sparigliare le alleanze e a tentare di ridisegnarsi, dandosi magari una lieve patina di società civile. È quel che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/EYE-WIDE-SHOT.jpg" rel="lightbox[2207]"><img class="aligncenter  wp-image-2214" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/EYE-WIDE-SHOT.jpg" alt="" width="431" height="298" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel marasma seguito alla crisi di legittimità che gli elettori nutrono verso i partiti tradizionali, si sono generati meccanismi di attacco e di fuga, il cui esito principale è stato quello di portare alcuni partiti a sparigliare le alleanze e a tentare di ridisegnarsi, dandosi magari una lieve patina di società civile. È quel che è accaduto con due liste sestesi: la Lista civica Sesto nel Cuore (SNC) appoggiata dall’UDC e, in misura  e per ragioni differenti, alla lista Civica Per Sesto Etica Vivibile Solidale (LXSE) sostenuta da Ecologisti e Reti Civiche<a title="" href="#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In un post precedente ho classificato queste due liste come quelle dei “Professionisti allo sbaraglio”. Nel caso di SNC il giudizio è motivato dal fatto che questa lista è formata dai professionisti sestesi (medici, avvocati, commercianti, ecc) che si sono lanciati nell’agone politico perchè scontenti della passata amministrazione. Si tratta quindi di persone comuni, di cittadini normali che hanno deciso di tentare di amministrare la città. Dato però che lo hanno fatto in maniera inattesa, un po&#8217; all&#8217;ultimo momento, mi sento di dire che sono dei &#8220;professionisti allo sbaraglio&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso di LXSE invece il termine professionisti è riferirito al solo candidato sindaco: Orazio La Corte. Sia perché è stato un professionista (project manager) sia perchè sembra voglia fare della politica una professione. Il candidato sindaco di questa lista è già stato  il consigliere comunale dei Verdi a Sesto per diversi anni  (due mandati non consecutivi) e questo sarebbe il suo terzo mandato. Bisogna aggiungere che i Verdi, che hanno cambiato nome e si sono dati una nuova forma politica, attualmente sono ancora rappresentati nella giunta comunale attraverso l&#8217;attuale candidato sindaco, ma hanno deciso di non replicare l&#8217;esperienza di allearsi al centro-sinistra. E&#8217; in questo senso che mi sembra abbiano deciso andare allo sbaraglio. Insomma gli ex Verdi ballano quasi da soli. Quasi perché, visto che hanno deciso di darsi una forma politca differente, quella di una sorta di federazione ecologista che collabora a stretto giro con le reti civiche, al loro fianco dovrebbero avere la società civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo per dire quanto il momento politico sestese sia concitato e come siano molti i cambiamenti avvenuti rispetto a quattro anni fa. Ma passiamo a vedere più in dettaglio le proposte politiche di queste liste civiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Il candidato della lista civica <strong>Sesto nel cuore</strong> (<strong>SNC</strong>) è <strong>Gianpaolo Caponi</strong>, un imprenditore sestese di bella presenza e dall’ampio sorriso, che è sceso in campo più per amore della sua città che per interesse personale. Vi ricorda qualcuno? Pensate a dei <em>gazebi </em>stracolmi di giovani anche loro di bell’aspetto (tutti volontari si capisce) che piacciono tanto ai <em>veget</em> e che volantinano giocondi per la lista SNC. Strategie di comunicazione già viste?  Berlusconi ha fatto scuola e la cosa non sorprende nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sorprese arrivano se invece vi prendete la briga di leggere il programma di Caponi e i suoi, il quale contiene alcune idee molto interessanti, ma anche altre di un populismo che a me sembra grottesco. Fra le buone annoveriamo le seguenti che, anche se non sono le sole idee buone, mi sembrano le più importanti:</p>
<p style="text-align: justify;">1)     concentrare più risorse sulla città che già c’è, la “città vissuta“, piuttosto che aspettare la “nuova città” che sorgerà con le aree Falck</p>
<p style="text-align: justify;">2)      l’idea di valorizzare l’area tra la piscina Carmen Longo, lo stadio Breda e il centro sportivo Dordoni per realizzare una cittadella dello sport.</p>
<p style="text-align: justify;">Assai più discutibile invece l’idea di realizzare un nuovo palazzetto dello sport all’interno del complesso scolastico del Parco Nord. L’ecosistema del Parco Nord non  credo sopporterebbe del nuovo cemento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma le proposte che lasciano a bocca aperta sono altre. Forse a causa della fretta con cui deve essere stato stilato, il programma di <strong>SNC</strong> contiene alcune proposte che sembrano scritte da Elio con le Storie Tese (diciamo che sono &#8220;simpatiche&#8221; proposte).</p>
<p style="text-align: justify;">Inizierei dall’esilarante idea di <strong>dotare di ALMENO DUE defibrillatori cardiaci  </strong>(riporto dal programma) “<strong>tutte le strutture di aggregazione per anziani della città. Dotazione anche per le palestre sportive e le piscine</strong>. Piano di formazione per il personale responsabile di questi luoghi e per gli istruttori sportivi“.</p>
<p style="text-align: justify;">È evidente che nel partito-lista SNC ignorano che <strong>un defibrillatore può essere usato solo su indicazione di un medico </strong>(l’unico in grado di stabile se c‘è veramente un arresto cardiaco in atto). Altrimenti qualcuno potrebbe anche col ritrovarsi addosso un&#8217;accusa per omicidio colposo. Quindi la proposta di formare del personale da affiancare ai defibrillatori è risibile. A meno di non voler farci credere che troveranno abbastanza medici disponibili (almeno h18) per ogni piscina, centro sportivo e centro anziani in cui li metteranno (con costi però di centinaia di migliaia di euro all‘anno). Una simile idea può essere venuta solo a qualcuno che ha fatto un abuso di <em>fiction </em>come “ER“ o più probabilmente “Scrubs”. Oppure a qualcuno di molto furbo che sa che Sesto è un paese di anziani, notoriamente sensibili alle questioni di salute.</p>
<p style="text-align: justify;">Che questa proposta sia di natura puramente populista è confermato dal fatto che il programma prevede l’installazione di <strong>DUE defibrillatori per ogni centro</strong> e per piscina. <strong>Non si sa mai che si possa verificare la possibilità di DUE arresti cardiaci in contemporanea nello stesso luogo</strong>. Se un simile caso dovesse verificarsi veramente, più che un medico, io suggerirei un mago a spargere del sale e un esorcista a benedire.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/scansione0002.jpg" rel="lightbox[2207]"><img src='http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/scansione0002.jpg' class='aligncenter size-full wp-image-2209' width='500' height='354.16666666667'/></a></p>
<p style="text-align: justify;">Altrettanto inutilmente populista mi sembra l&#8217;istituzione di asili nido serali per genitori turnisti e, mi chiedo da lavoratore che svolge turni prevalentemente pomeridiani e serali, se solo uno è turnista non può tenere i bambini l&#8217;altro? Quanti saranno i casi di genitori entrambi turnisti a Sesto e, soprattutto, quante sono le possibilità che abbiano tutti e due esattamente lo stesso turno pomeridiano-serale dalle 16 alle 24? Prima di aprire un simile nido sarebbe il caso di presentare dei dati per valutare costi e benefici. Non sarebbe più semplice ed economico un aiuto diretto a queste famiglie, magari finalizzato all&#8217;individuazione di una <em>tata</em> ogni volta che ce n&#8217;è bisogno<a title="" href="#_ftn2">[2]</a>?</p>
<p style="text-align: justify;">Per il momento mi limito a segnalare che se avere Sesto nel cuore significa tanti sprechi, Caponi e i suoi mi sembrano sulla giusta strada.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte sospetto che molti punti del programma di SNC siano fatti più che altro per abbagliare. Il sospetto me lo fanno venire alcune proposte rivolte alla realizzazione di cose che sono già state decise dalle precedente amministrazione. Ad esempio: si vuole la realizzazione di una cittadella della cultura con un auditorium e una mediateca tra l’area Falck e la vecchia Sesto. Peccato siano cose già previste nel piano Falck. Oppure: per la trasparenza si dice che dovrebbe venire ammesso un rappresentante dell’opposizione a turno nelle riunioni di programmazione del Consiglio Comunale. Ci mancherebbe altro che, <strong>non solo l’opposizione,</strong> ma <strong>qualsiasi cittadino </strong>non potesse assistere a <strong>qualsiasi</strong> riunione del consiglio; non siamo mica in Siria. Poi <strong>perché a turno</strong>? Mancano le sedie?</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre per la serie facciamo nostre le idee di altri: bella la proposta di mantenere i consigli di quartiere (cancellati per legge dal governo). Peccato che il “salvataggio” delle consulte di quartiere sia l’unico vanto che i consiglieri comunisti, della ormai passata disastrosa amministrazione, possano intitolarsi (cosa che stanno puntualmente facendo).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il programma di Caponi raggiunge il top della scioccheria, a mio parere, su di un punto:<strong> la dotazione di telecamere nei parchi giochi dei bambini.</strong> <strong>Ci siamo arrivati: dal Grande Fratello al Grande Fratellino</strong>. La misura si giustifica con la prevenzione di atti vandalici nei parchi giochi. A parte che sesto è già una delle città più video sorvegliate d’Italia (coi risultati sotto gli occhi di tutti) ma chi credono che siano questi vandali, un popolo venuto da est? A rovinare i parchi giochi di Sesto sono forse gli Hooligans?  Purtroppo <strong>la realtà è molto peggiore</strong>. A rovinare i giochi a Sesto sono i preadolescenti e gli adolescenti sestesi stessi, i quali, non più bambini e non ancora adulti, nostalgicamente bivaccano alle ore più improbabili su quei giochi, pasticciandoli spesso di messaggi melensi e insulsi (com’è nella loro natura di ragazzini) e, per via degli accessi umorali dovuti agli sbalzi ormonali, talvolta vi giocano impropriamente e li spaccano. Questi soggetti (stiamo parlando dei nostri figli, i nostri nipoti, i nostri fratelli brufolosi) non si possono arrestare né con una telecamera né con la ramanzina di un giudice. L’unico vantaggio, nell’identificarli, potrebbe stare nell’infliggere una multa ai loro genitori per non aver vigilato (ma vorrei sapere quanti genitori si sentono in dovere e soprattutto di potere ancora accompagnare un tredicenne ai giardinetti). Così già mi immagino i futuri dialoghi nelle famiglie sestesi se passasse questa proposta:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Ciao mamma, vado al parco!”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Per carità! Tu al parco non ci vai che io i soldi non li vado mica a rubare, me li guadagno col sudore della fronte io!”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Uffa mamma ma allora che faccio?”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Tieni trecento euro e comprati la nuova Playstesciò”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Ma se hai sempre detto che la Play no, che hai paura che mi può venire un attacco ‘pilettico”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Si ma se vai al parco e mi prendi un‘altra multa per aver scritto CRY TVTTTBCTLUED+ </em><a title="" href="#_ftn3"><em><strong>[3]</strong></em></a><em> sullo scivolo, l‘attacco epilettico poi viene a me”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo in Italia, un paese in cui si pensa che a sbagliare siano sempre gli altri, misure stupide come questa sono sempre molto apprezzate dagli elettori (finché non gli tocca pagare naturalmente). Il fatto è che gli italiani sentono molto il bisogno di  rigore. Perciò già mi immagino di sentire ai giardinetti frasi con lo stesso tono che è stato rivolto a c­apitan Schettino:</p>
<p style="text-align: justify;">“Scenda dal toboga, cacchio!”</p>
<p style="text-align: justify;">Personalmente sull&#8217;efficacia di simili atteggiamenti sono molto scettico. In questo senso mi sembrano più intelligenti altre misure, come la realizzazione di spazi <em>ad hoc</em> per gli adolescenti (piste per rollerblade, per skateboard o BMX ecc.). Oppure campagne di educazione nelle scuole. Inoltre a cosa possono servire delle telecamere se i parchi cittadini, secondo la proposta di SNC, dovranno essere pattugliate da una specie di corpo di guardie ecologiche? Forse le telecamere sarebbe meglio metterle nel consiglio comunale, in modo da far assistere i cittadini alle sedute anche da casa (così si risolve anche il problema delle sedie).</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque sia la voglia di telecamere la dice lunga sull’inconscio e rabbioso desiderio di ordine ad ogni costo che attraversa la città.  Un desiderio percepito dalla lista SNC, che nel programma si spende per misure utili alla cacciata dei nomadi dal territorio (non esattamente in questi termini ma il succo è quello) di eliminazione dell’accattonaggio (a Sesto praticamente davanti ogni panettiere e bar c‘è qualcuno che ti allunga il cappello per chiedere un soldino) e infine di repressione dei banchetti abusivi nei mercati. Intenti sacrosanti? Non so, io sento di avere altre priorità, ma ognuno è sensibile a cose differenti. Il punto però mi sembra un altro. Le ricette messe in campo dalla lista SNC per affrontare questi problemi sanno di vecchio (ordinanze e regolamenti  comunali draconiani, dispiegamento di vigili, ecc. ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">Queste vecchie ricette squalificano quelle di altre parti del programma, dove si dichiara di voler far tornare Sesto all’avanguardia nell’innovazione sociale, amministrativa, nei servizi, ecc. ecc. Se prendere le ricette della Lega, il più vecchio partito nell’arco istituzionale italiano, per applicarle oggi a Sesto significa realizzare il &#8220;motore dell&#8217;innovazione&#8221;, mi sa che il motore sarà quello della<strong> vecchia Ford mod. T</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/autunnofogliebis.jpg" rel="lightbox[2207]"><img src='http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/autunnofogliebis.jpg' class='aligncenter size-full wp-image-2210' width='500' height='352.5'/></a></p>
<p style="text-align: justify;">Già di primo acchito si capisce che il programma degli <strong>Ecologisti e reti civiche</strong> e della <strong>Lista Civica per Sesto Etica Vivibile e Solidale</strong>  (facciamola facile e chiamiamoli <strong>LXSE</strong>) è scritto molto bene e, data la mole,  non sfigurerebbe in libreria al fianco di <em>Guerra e Pace</em> di Tolstoij. In compenso però é di facile lettura come i <em>Fratelli Karamazov </em>di Dostojevskij. Insomma è un bel mattone<a title="" href="#_ftn4">[4]</a>.  Del resto se avete avuto come me l&#8217;occasione di conoscere personalmente Orazio La Corte (per carità una bravissima persona, intelligente, colta e preparata) la cosa non vi stupisce affatto. Diciamo che è un uomo di spessore.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo candidato ho avuto modo di confrontarmi un paio di volte ai banchetti che allestiva periodicamente in una delle piazze più importanti di Sesto. Ho scoperto così che da sempre è impegnato contro il consumo di suolo nei territori. In altre parole è una vita che lotta contro il cemento.</p>
<p style="text-align: justify;">Si vede che a Sesto in questi quattro anni deve essere stato molto assorbito nella  ricerca di un&#8217;arma segreta per sbaragliare la speculazione  edilizia, forse un po&#8217; troppo concentrato, perché mentre lui faceva le sue ricerche a Sesto sono venuti su palazzi come brufoli dopo un mega Nutella party. Ad onor del vero bisogna dire che il candidato è uno dei tre consiglieri comunali  ad avere votato no al piano Falck (i si sono stat 17). Tuttavia la speculazione a Sesto non è avanzata solo su quelle aree, bensì è stata piuttosto diffusa. Insomma, se sull&#8217;impegno non ci sono dubbi, sui risultati di riserve ce n&#8217;è in avanzo<a title="" href="#_ftn5">[5]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso mi domando se la revisione delle “premialità fittizie”  del piano Falck (qualsiasi cosa voglia dire per un comune cittadino)<sup>6 </sup>ventilate nel programma di LXSE possa veramente realizzarsi. Sarà sufficiente questo per ridare respiro all&#8217;ambiente sestese? Non so. La mia impressione è che, data la mole allucinante di forze speculative in gioco sull&#8217;area Falck (banche cooperative  immobiliaristi), dubito che anche esprimendo un sindaco ambientalista si possa arrestare questa macchina spandi cemento. Questo non significa che allora si dovrebbe smettere di provarci. Al contrario, questo significa che per me una vera azione di contrasto sarebbe possibile solo riuscendo ad aggregare le forze contrarie al PII (piano integrato d&#8217;intervento) attorno un&#8217;alternativa forte per quelle aree. Ma non mi sembra di aver letto nulla di simile nel programma della LXSE. Anzi l&#8217;impressione è che nessuno possa più toccare il Piano Integrato d&#8217;Intervento (il piano Falck e le sue implementazioni) visto che nel programma non si parla affatto del PII e si parla solo di revisione del PGT (che non è la stessa cosa).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche rispetto ad altre tematiche civicamente sensibili mi sarei aspettato qualcosa di più. Ho sentito ad esempio che vi è l&#8217;appoggio al candidato della LXSE di <strong>Emilio Molinari</strong>, presidente del Comitato Italiano del Contratto Mondiale dell’Acqua. Molto bene Emilio Molinari di solito sa quel che fa. Però leggendo il programma mi è sembrato che l&#8217;impegno intorno alla questione acqua sia piuttosto blando. Aprire a Sesto altre due “casette per l&#8217;acqua” cioè, per dirla con semplicità, due distributori gratuiti d&#8217;acqua naturale e gassata pubblici, è sicuramente un lodevole intento. Personalmente, io che mi servo all&#8217;unico erogatore che c&#8217;è attualmente a Sesto, ne sentirei il bisogno, visto che spesso vado ad attingere a vuoto, perché nessuno è venuto a sostituire la bombola di co<sup>2</sup> esaurita. Tuttavia la questione dell&#8217;acqua pubblica a Sesto è più complicata che altrove. Non si tratta solo di spingere su uno strumento che rieduchi all&#8217;uso dell&#8217;acqua pubblica e permetta di disintossicarsi dall&#8217;acqua in bottiglia o, per meglio dire, si tratta sempre di questo, ma per poterlo pienamente realizzare bisogna tenere conto della qualità dell&#8217;acqua di Sesto. L&#8217;acqua di Sesto è sufficientemente buona. Come tutte le acque pubbliche è sottoposta a controlli  più rigorosi e puntuali di quelli a cui  è sottoposta un acqua in bottiglia. Però, c&#8217;è un però, è anche un&#8217;acqua con il valore dei <strong>nitrati</strong> (45 mg/l) che sono molto vicini alla soglia limite per legge (50mg/l). Ricordo a tutti che i nitrati sono proprio fra gli inquinanti presenti nell&#8217;acqua più pericolosi per la salute dell&#8217;uomo e che una legge degli anni &#8217;80 ha innalzato la soglia di tollerabilità dei NO3 con un tratto di penna.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un candidato a sindaco ecologista mi aspetto che preveda misure per abbassare questo valore. Non si potrebbero trovare i fondi per dotare il gestore idrico di dispositivi per l&#8217;eliminazione dei nitrati prima dell&#8217;immissione in rete? Anche mettere le “casette” non serve poi a molto se non le si dota di impianti ad osmosi inversa, gli unici in grado di eliminare i nitrati dall&#8217;acqua. Oppure, quanto meno, si potrebbero prevedere aiuti e incentivi del comune per quei condominii che volessero decidere di impiantare simili dispositivi. Di queste iniziative non c&#8217;è traccia  nel programma della LXSE. Eppure Orazio La Corte sa  che il problema principale del consumo di suolo è legato all&#8217;impermeabilizzazione del territorio cementificato. Insomma la terra assorbe l&#8217;acqua, il cemento no. Allora perché prestare più attenzione ad un aspetto, il suolo, se questo ha senso solo nella sua relazione con l&#8217;altro aspetto, l&#8217;acqua, che invece sembra trascurato?</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la disamina di anche queste ultime liste rimango dell&#8217;idea iniziale: a Sesto quest&#8217;anno <strong>meglio votare per nessuno dei suddetti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">continua&#8230;</p>
<div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a>Detto tra noi, scegliersi un nome così lungo, con tutto l’inchiostro che richiede, non è mica tanto ecologico.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a>Per cbi non l&#8217;avesse chiaro: il costo al comune per ogni bambino iscritto al nido eccede di molto la retta pagata da ciascun genitore. Con i 200-400 euro mensili non si pagano le cuoche, il personale per le pulizie, lo stipendio delle maestre, l&#8217;affitto, il cibo ecc. ecc. Tutti i soldi che mancano sono versati dai comuni.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> Cry (Cristina). Ti voglio tanto tanto tanto bene come tutto l’universo e anche di più</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref4">[4]</a>Meno male che l&#8217;ho letto in PDF perché a stamparlo ci saremmo giocati un paio di sequoie.</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a title="" href="#_ftnref5">[5]</a>Certo bisogna dire che, se non ricordo male, i Verdi a sesto alle ultime elezioni non hanno preso più del tre per cento.</p>
<p style="text-align: justify;">6 Con le premialità, se ho capito bene, si intendono tutte quelle opere fatte a compensazione di un opera ( solitamente privata) che in fase di progetto dovesse avere un impatto sull’ambiente o sul paesaggio circostante. Per farla breve. Vuoi fare il palazzo un po’ più alto? Va bene ma allora mi fai dei giardinetti, ecc. ecc.</p>
</div>
</div>
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		<title>BREVE E PERSONALE RIFLESSIONE SUL SISTEMA BANCARIO. [IN MARGINE A “REPORT” DEL 15 APRILE]</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 10:43:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MC011</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per una volta facciamo noi due rapidi calcoli e invitiamo al riposo ministri, banchieri ed economisti. Ammesso che 1+1 è ancora uguale a 2, proviamo a fare un rapido conto in tasca alle banche che tengono “al calduccio” i nostri risparmi. Cosa succederebbe se per 72 ore, ovvero 3 giorni, ognuno dei 37 milioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per una volta facciamo noi due rapidi calcoli e invitiamo al riposo ministri, banchieri ed economisti.<br />
Ammesso che 1+1 è ancora uguale a 2, proviamo a fare un rapido conto in tasca alle banche che tengono “al calduccio” i nostri risparmi.<a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/Zuccotti-Park.jpg" rel="lightbox[2196]"><img class="alignright size-medium wp-image-2199" title="Zuccotti Park" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/Zuccotti-Park-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" /></a><br />
Cosa succederebbe se per 72 ore, ovvero 3 giorni, ognuno dei 37 milioni di possessori di bancomat ritirasse, come suo diritto, per le spese quotidiane la modica cifra di 50 euro?<br />
Una piccola crisi del ‘29.<br />
Un crack.<br />
Un tremendo tonfo che manderebbe all’aria il sistema bancario del nostro paese e forse contagerebbe anche gli istituti di qualche nazione limitrofa.<br />
Il tutto semplicemente esercitando un sacrosanto diritto, quello di ritirare i nostri soldi.<br />
A quel punto per gli istituti i nostri diritti di clienti-risparmiatori diverrebbero un problema molto complicato se non addirittura impossibile da risolvere senza pagare una serie di pesanti ripercussioni.<br />
5.550.000.000 euro. Più di cinque miliardi e mezzo di euro.<br />
Questa sarebbe la somma messa in gioco, una cifra che, senza essere degli affermati economisti, si intuisce le banche non avrebbero a disposizione in tempi così brevi. Pari a un ottavo circa di una manovra finanziaria da 40 miliardi.<br />
Un problema di semplice liquidità verrebbe da dire se non fosse che già da tempo avremmo dovuto domandarci che uso terzi avessero fatto dei sudati nostri risparmi.<br />
Alta finanza a perdere con tanto rammarico dei soliti consumatori che si vedrebbero negati ingiustamente i loro 150 euro.<br />
Questo piccolo problema algebrico-finanziario, che NULLA ha a che fare con la nazionalità o l’origine del fondatore dell’istituto bancario, diventa tanto più attuale nel momento in cui il governo italiano spinge in nome della lotta all’evasione fiscale per limitare l’uso dei contanti a favore di bancomat e carte di credito.<br />
Avete presente l’America? Ce l’avete ben presente?<br />
Vogliamo veramente fare la fine dei nostri amici d’oltreoceano con crisi dei mutui, crolli di borsa e sequestri esecutivi?<br />
<a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/Utilitarian.jpg" rel="lightbox[2196]"><img class="alignleft size-medium wp-image-2198" title="Utilitarian" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/Utilitarian-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Non credo proprio che ci piacerebbe una vita da campeggiatori permanenti. Am I wrong?<br />
Che avessero una qualche ragione i giovani e i meno giovani di Occupy Wall Street con il loro presidio a Zuccotti Park?<br />
Temo proprio di si.</p>
<p>Giusto per continuare a riflettere, sempre che abbiate voglia di rovinarvi l’appetito, vi lascio consigliandovi l’ascolto di una delle tracce di “Utilitarian” ultima fatica degli inglesi Napalm Death.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=9Z-QL3nXiI4" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=9Z-QL3nXiI4</a></p>
<p>MC012</p>
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		<title>Nessuno dei suddetti parte 3 -Sesto San Giovanni. Da Stalingrado a Kronstadt d’Italia?</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 17:04:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>medo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2165" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/5452309994_d06b185616_z.jpg" rel="lightbox[2159]"><img src='http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/5452309994_d06b185616_z.jpg' class='size-full wp-image-2165' width='500' height='270'/></a><p class="wp-caption-text">Foto di Nichelino (Medé Libé)</p></div>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Come spesso accade nei momenti di crisi, anche quest’anno alle elezioni di Sesto c’è stato un fiorire di liste civiche. Bisogna dire a proposito di queste liste che, con l‘eccezione di un paio di casi che vedremo nel prossimo post, curiosando nelle notizie che si trovano in rete si respira un’aria di freschezza e di novità decisamente rinvigorente rispetto alle mefitiche esalazioni emesse dai partiti storici.Tuttavia, come si vedrà, anche qui non è tutto rose e fiori (anche perché molte liste sembrano essersi copiate i programmi a vicenda).<br />
</span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Se siete un vetero-anarchico o un simpatizzante di Kristiania forse uno sguardo ai programmi di queste liste vi strapperà più di un sorriso. L’affermazione di qualcuna di queste liste civiche (almeno di quelle più radicali in fatto di democrazia diretta) farebbe passare Sesto dall’essere la Stalingrado d’Italia ad essere la Kronstadt d’Italia. Per chi non sapesse cosa significa Kronstadt, basti sapere che in questa cittadella russa, all’epoca della rivoluzione sovietica avvenne un massacro da parte dell’Armata Rossa guidata da Trotzkij. I sovietici, nonostante il nome sceltosi, non amavano l’idea che andasse <strong>tutto il potere ai soviet del popolo</strong>. Insomma a Kronstadt ci fu un esperimento di vero anarcosocialismo e vera democrazia diretta che, però, non venne gradito dall’autoritarismo bolscevico dell’epoca<a name="sdfootnote1anc" href="#sdfootnote1sym"></a><sup>1</sup>.<br />
</span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Per quel che personalmente ho potuto capire le liste civiche sestesi si dividono in due grandi raggruppamenti. Il primo raggruppamento lo potremmo chiamare (senza offesa per nessuno) delle <strong>&#8220;simpatiche armate Brancaleone&#8221;</strong><em>, </em>nel senso che è costituito da liste sorte <strong>spontaneamente</strong> dall’iniziativa di gruppi di cittadini volenterosi ed impegnati, ma allo stesso tempo forse un po’ impreparati a gestire una città. Fanno parte di questo gruppo il <strong>Movimento 5 Stelle (m5s)</strong>e la <strong>Lista Civica X Sesto (LXS).</strong> </span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Del secondo gruppo che definirei dei <strong>professionisti allo sbaraglio</strong> parlerò invece nel prossimo post<a name="sdfootnote2anc" href="#sdfootnote2sym"></a><sup>2</sup>. </span></span></p>
<div id="attachment_2161" class="wp-caption aligncenter" style="width: 337px"><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/6189736053_c8b5fef6b4.jpg" rel="lightbox[2159]"><img class="size-full wp-image-2161" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/6189736053_c8b5fef6b4.jpg" alt="" width="327" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Nichelino (Medé Libé)</p></div>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Tra questi due gruppi merita un discorso a parte la lista del partito <strong>Movimento dei Giovani Sestesi (MGS)</strong>. Questo partito infatti si colloca a metà tra le due categorie da me delineate. </span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Per parlare delle liste civiche partirei proprio dai Giovani Sestesi. Quello del MGS è un partito fondato a metà degli anni ottanta dall’attuale segretario Paolo Vino<a name="sdfootnote3anc" href="#sdfootnote3sym"></a><sup>3</sup> il quale, tuttavia, oggi non sembra voler metterci la faccia direttamente. Il MGS ha infatti candidato una donna: <strong>Alessandra Aiosa</strong>. Difficile stabilire l’orientamento politico di questo partito che, nato contro il bipolarismo e sulla nostalgia di quanto era bello quando in Italia c’era il proporzionale, dichiara di non stare né a destra né di sinistra<a name="sdfootnote4anc" href="#sdfootnote4sym"></a><sup>4</sup>. </span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Di fatto hanno avuto <strong>l</strong><strong>’</strong><strong>idea più nazional-populista</strong>: <strong>portare a Sesto lo stadio dell</strong><strong>’</strong><strong>Inter</strong>. Al di là del dispiacere da neroazzurro affezionato a San Siro (che roderebbe al pensiero di lasciare il Meazza ai cugini) è da cittadino sestese che l’idea mi fa disperare. Obbiettivamente questa proposta ha più di uno svantaggio.  </span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><strong>Primo</strong>: non si tratta solo di costruire uno stadio, ma anche di un centro commerciale (tutti negozi dedicati allo sport) con parcheggio annesso. Tutto ciò al posto dell’ennesimo e inutile centro commerciale in previsione sulle aree Falck. Traduciamo: <strong>nonostante i precedenti proclami contro i centri commerciali, </strong>la proposta del <strong>movimento Giovani Sestesi non è </strong>quella di <strong>non fare l’inutile centro commerciale, ma di farne uno che sia dedicato allo sport e in più fare uno stadio (abbastanza capace per ospitare l’Inter) e il parcheggio annesso.</strong> Insomma sarà una mega colata di cemento. </span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><strong>Secondo: </strong>mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i commercianti (alle cui problematiche i Giovani Sestesi si dicono particolarmente attenti). Oltre alla concorrenza ulteriore, quest’ultimi dovranno magari affrontare il problema (costoso) del passaggio e della sosta delle orde dei tifosi. A vedere le partite dell’Inter, tra tifosi di casa e ospiti, attualmente ci vanno anche 80.000 (ottantamila) persone. Ovvero tanti abitanti quanti ne ha attualmente Sesto. Veramente i Giovani Sestesi ritengono che la città sia in grado di sostenere l’impatto (ecologico economico e sociale) di un simile stadio? Perché, già che ci siamo, non candidare Sesto alle olimpiadi? </span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Più originale l’idea della chiusura mobile della Carmen Longo, la piscina all’aperto di Sesto. Originale ma non farina del sacco del Movimento dei Giovani Sestesi. In fondo sono solo trent’anni che si parla a Sesto di coprire la Carmen Longo<a name="sdfootnote5anc" href="#sdfootnote5sym"></a><sup>5</sup>. Inoltre questo partito si accredita come partito nuovo. Se nuovo vuol dire che non è mai stato al governo della città e se per cambiare la politica basta cambiare le persone, allora i Giovani Sestesi non sono nuovi ma intonsi. Se nuovo vuol dire cercare di dare una forma innovativa alla propria organizzazione politica o all’organizzazione amministrativa e politica in generale, se nuovo significa <strong>nuove idee</strong>, di nuovo questo partito, a quel che si può vedere dai loro comunicati, non ha nulla.</span></span><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/6190259508_e5e1f01cb3_z.jpg" rel="lightbox[2159]"><img src='http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/6190259508_e5e1f01cb3_z.jpg' class='size-full wp-image-2164' width='500' height='348.33333333333'/></a></p>
<div id="attachment_2164" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"></dt>
<dd>Foto di Nichelino (Medé Libé)</dd>
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<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Veniamo alle nostre “simpatiche armate Brancaleone“. Sia il <strong>m5s</strong> che la <strong>Lista Civica X Sesto </strong>sono espressione delle belle aspirazioni alla democrazia diretta dei cittadini sestesi. Anzi a ben vedere questi due partiti sono espressioni dello stesso blocco (virtuale) elettorale<a name="sdfootnote6anc" href="#sdfootnote6sym"></a><sup>6</sup>. Insomma, per farla semplice, la Lista X Sesto è composta da alcuni del m5s che hanno litigato col m5s e se ne sono andati. </span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">La <strong>Lista Civica X Sesto </strong>candida il romano <strong>Gianluigi Nuccini</strong>, un insegnante di musica (è diplomato in flauto). La bella notizia è che la <strong>LXS</strong> ha un programma interessante e interamente consultabile on line. Alcune proposte sono forse un po’ troppo forti per il pubblico italiano. Benché io sia sempre stato molto aperto verso quella che chiamo <strong>aion-crazia </strong>(non c‘è niente di più democratico del caso) dubito molto che l’idea di scegliere i rappresentanti comunali con un’estrazione invece che con un’elezione possa essere apprezzata dalla gran parte del pubblico.</span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Tutto sommato, comunque, il loro sito è più bello, chiaro e anche facilmente consultabile rispetto a quello del <strong>m5s</strong>. Si tratta, come si vedrà, di un punto di vantaggio di non poco conto rispetto al m5s. Farò un esempio: dopo aver letto il loro programma ho postato un commento critico su di un punto per me controverso <a name="sdfootnote7anc" href="#sdfootnote7sym"></a><sup>7</sup>. Il mio commento deve averli colpiti perché la pagina “incriminata” è stata rimossa. Bravi ragazzi siete stati pronti. Questo fatto però mi conferma quale potrebbe essere il difetto di questa lista. Innanzitutto mi viene da domandarmi: quando la LXS fa una proposta ci crede veramente o la butta lì? La discussione con i potenziali elettori è sacrosanta, ma una volta presa una decisione la LXS sarà capace di portarla avanti? Oppure gli elettori rischiano di votare qualcuno che, al primo soffio di vento contrario, si girerà come una banderuola? </span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Il secondo dubbio mi viene proprio dal programma. La LXS ha stilato un programma molto, anzi, <strong>troppo ambizioso</strong>. <strong>Goedel</strong>, un logico degli anni trenta, nel suo <strong>teorema di incompletezza</strong> dimostra che chi pretendesse di includere tutto in un sistema logico, finirebbe per dover includere anche il contrario di tutto, condannando il sistema stesso all’incoerenza. È il pericolo che si corre a stilare simili programmi. Alberi e ciclo viabilità, ad esempio, possono andare d’accordo solo sacrificando qualcos’altro (la carreggiata). Questo significa meno spazio per le auto, il che significa meno voti. Bisogna scegliere. Non si può accontentare tutti. Insomma, se da un lato il programma della LXS trabocca di passione, dall’altro non può che far incappare la LXS nella <strong>Sindrome Obama</strong>. Il pericolo è cioè quello di suscitare molte speranze che poi però andranno deluse, facendo così arrabbiare molti.</span></span></p>
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<dt><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/6189737717_0b67db0961_z.jpg" rel="lightbox[2159]"><img src='http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/6189737717_0b67db0961_z.jpg' class='size-full wp-image-2163' width='500' height='347.5'/></a><p class="wp-caption-text">Foto di Nichelino (Medé Libé)</p></div>
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<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Il <strong>Movimento cinque Stelle </strong>candida una donna <strong>Serena Franciosi</strong>. Chi è Serena Franciosi? Una studentessa? Un’infermiera? Un medico? Una postina? Chi lo sa? Nessuno. A tutt’oggi non esiste un profilo di questa candidata sindaco (opss… portavoce sindaco) pubblicato sulla rete, tantomeno sul sito del m5s che vorrebbe fare del web il perno di una nuova politica. Notare che la Franciosi è stata eletta l’8 marzo e che un paio di giorni dopo si impegnava a presentare il <em>curricula </em>dei candidati m5s. Io (provateci voi) ad oggi (13 aprile) non ho trovato nulla. Ma forse perché non importa nulla di sapere chi sia Serena Franciosi. L’importante è il simbolo, il logo, il nome del movimento cinque stelle. Il lavoro di marketing politico lo fa già <strong>Grillo</strong>. Chi vota m5s vota per lui, non per Serena Franciosi. Perciò che sia brava o meno non importa. Anzi, non importa nemmeno che Serena Franciosi sia. Infatti, per gli elettori, per il momento è solo una foto con un nome. Tanto valeva candidare una replicante. Qualcuno mi spiega come fa un cittadino comune a valutare una candidata di cui non sa nulla?</span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">La cosa mi preoccupa un poco, soprattutto a sentire notizie che danno m5s come terzo partito. Mi correggo: il m5s non è un partito ma un movimento. Grillo infatti non ha mai voluto fondare un partito. Bravo, bene, bis. I partiti sono finiti. Tuttavia questa cosa che si chiama m5s, assomiglia sempre di più alla parodia di un partito personale (vedi Berlusca, Bossi e di Pietro). Anzi è qualcosa di nuovo, che si potrebbe definire più come un movimento personale (quando si dice il genio).</span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Io non ho mai creduto nel personalismo in politica, ho sempre creduto nelle strutture che determinano le sovrastrutture o viceversa (Marx e Weber possono andare a braccetto in fondo)<a name="sdfootnote8anc" href="#sdfootnote8sym"></a><sup>8</sup>. Insomma credo più nella ciccia che alla foto della bistecca. </span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">A sentire Grillo anche lui crede nella sostanza più che nell‘immagine. Grillo ad esempio ha sempre sostenuto che <strong>in democrazia uno vale uno</strong>, cioè nessuno è preminente all’interno del movimento. Quel che conta sono i singoli amministratori, i consiglieri del m5s, la loro bravura, il loro impegno ecc, ecc. Tuttavia, a seguire la sua campagna elettorale per queste amministrative, non si direbbe che la pensi veramente così. </span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Se scrivo <strong>Beppe Grillo </strong>su di un motore di ricerca vengono fuori <strong>5.470.000 </strong>risultati. Se scrivo <strong>Serena Franciosi </strong>il motore mi chiede se per caso cercavo <strong>Serena Franchini</strong>. Parole e fatti non sembrano molto conseguenti. </span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Come s’è detto uno dei principi del m5s è quello di promuovere la democrazia e la partecipazione politica attraverso il web. Da un movimento così ti aspetti che scelga i suoi portavoce attraverso una videoconferenza o, quantomeno, che le procedure di voto possano essere seguite in <em>streaming </em>da tutti. Invece la candidata sembra sia stata eletta in una votazione a porte chiuse. Almeno è quel che si capisce dalle proteste di alcuni aderenti al movimento stesso, i quali lamentano o di non essere stati avvisati per tempo (non s&#8217;è riusciti a mandare tempestivamente la mail per problemi tecnici) o di non aver potuto partecipare perché fuori città<a name="sdfootnote9anc" href="#sdfootnote9sym"></a><sup>9</sup>. Altro che <em>Armata Brancaleone</em>, qui siamo a <em>l’audace colpo dei soliti ignoti.</em></span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Per il resto il programma del m5s è per certi versi molto simile a quello della Lista Civica X Sesto, per un altro è invece completamente diverso. Uguale perché i principi d&#8217;ispirazione sono gli stessi, completamente differente perché il m5s sestese non li ha declinati al presente ma li ha lasciati all’infinito. Il programma insomma è quello del m5s nazionale, ma nessuno si è preso la briga di spiegare, punto per punto, dove, come, quanto, perché, cosa e chi realizzerà a Sesto il loro programma. Cosa vorrà dire &#8220;basta casta&#8221; per i sestesi ? Cosa vuol dire per un sestese che si realizzerà un progetto &#8220;rifiuti zero&#8221;? Dove, come, quando, con che soldi? Insomma sono un po’ vaghi. Unica eccezione il punto 8 che tratta delle aree Falck, all’interno delle quali il <strong>m5s</strong> vorrebbe spostare la moschea che (dicono) già prevista altrove (si mormora di via Bernardino Luini). L&#8217;idea è astuta. Visto che sulle aree Falck non ci abita ancora nessuno almeno si evita di entrare in conflitto con dei potenziali elettori.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Continua…</span></span></p>
<div id="attachment_2162" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/6189737063_233ed61141_z.jpg" rel="lightbox[2159]"><img src='http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/6189737063_233ed61141_z.jpg' class='size-full wp-image-2162' width='500' height='346.66666666667'/></a><p class="wp-caption-text">Foto di Nichelino (Medé Libé)</p></div>
<p>&nbsp;</p>
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<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small"><a name="sdfootnote1sym" href="#sdfootnote1anc"></a>1 http://ita.anarchopedia.org/Kronstadt</span></p>
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<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small"><a name="sdfootnote2sym" href="#sdfootnote2anc"></a>2 Queste liste civiche sono espressione di membri della classe dirigente sestese, sia politica che non, i quali per un motivo o per l’altro hanno preso le distanze dal potere politico cittadino. Potere con il quale tuttavia, a titolo differente, hanno collaborato nelle precedenti amministrazioni. Si tratta di liste molto più organizzate e scafate rispetto alle altre.</span></p>
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<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small"><a name="sdfootnote3sym" href="#sdfootnote3anc"></a>3 Vino è un cognome molto noto a Sesto soprattutto a chi legge i manifesti funebri. Sarà parente del più noto Vino dei servizi funebri e floreali? Sarà proprio lui? Forse ma in fondo  <em>chissenefrega</em>. </span></p>
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<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small"><a name="sdfootnote4sym" href="#sdfootnote4anc"></a>4 Una simile strategia di apoliticità venne adottata alla fine degli anni settanta dal movimento di Terza Posizione, movimento in realtà di estrema destra che però dichiaraca di non stare né di qua né di là. Sicuramente i Giovani Sestesi sono estranei a queste logiche, visto che sul loro blog si sono spesi per diffondere immagini di Mathausen. Tuttavia se si considera che Paolo Vino dirige la Fondazione Craxi e se si guarda al logo che è stato scelto per presentarsi (manifesti blu scuro con banda tricolore diagonale) qualche sospetto che in realtà questa lista sia una lista di destra viene. Anche il nome Giovani Sestesi è un&#8217;altro segnale; quando è stato pensato o si aveva in mente Mazzini (Giovane Italia) il che ci porterebbe ai Repubblicani oppure all&#8217;MSI (dato che Giovane Italia era il nome di un&#8217;associazione studentesca confluita poi nel Fronte della Gioventù ). Essere di destra non è un reato in questo paese.  Nemmeno nella rossa Sesto. Non è un reato neanche non volerlo dichiarare apertamente. Cercare di stare con un piede in due scarpe invece fa molto partito della prima repubblica.</span></p>
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<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small"><a name="sdfootnote5sym" href="#sdfootnote5anc"></a>5 In verità i fondi per la copertura della piscina sono già stati stanziati nel 1992 dal ministero del Turismo. In questi vent’anni però la piscina non è stata coperta perché prima si è data priorità ad altri lavori. Data la crisi e gli scarsi stanziamenti governativi i sestesi possono stare tranquilli. La copertura probabilmente non si farà neanche a questo giro.<br />
</span></p>
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<p lang="it-IT"><span style="font-size: x-small"><a name="sdfootnote6sym" href="#sdfootnote6anc"></a>6 A qualcuno che segue il Blog di Grillo non saranno sfuggiti i litigi, i dissidi, gli anatema e le scissioni che hanno interessato il <strong>m5s</strong> ultimamente. Questa deriva scissionista, questa corsa all’eresia e all’accusa di non conformità, tipica dei movimenti in generale (soprattutto quando sono agli inizi) ha interessato anche Sesto San Giovanni e in particolare le due liste qui in oggetto. </span></p>
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<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small"><a name="sdfootnote7sym" href="#sdfootnote7anc"></a>7 Su di una pagina di approfondimento, tra l’altro ben fatta e molto chiara, si analizzava il problema delle piste ciclabili sestesi che, ahimé, si sviluppano su marciapiedi tra alberi ad alto fusto e con grosse radici che deformano il cemento. Nell’approfondimento si avanzava la proposta di rifare la pista, abbattendo però alcuni alberi. Peccato che il programma della lista civica per sesto, in altri punti, si spenda spassionatamente per la difesa delle aree verdi e degli alberi. Dopo il mio commento quella pagina è sparita. </span></p>
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<p lang="it-IT"><span style="font-size: x-small"><a name="sdfootnote8sym" href="#sdfootnote8anc"></a>8 Marx e Weber si distinguono su quel che viene prima e quel che viene dopo, ma su di un fatto non si distinguono per nulla ed è questo, per me, il fatto fondamentale: vi è una relazione biunivoca tra una struttura e una sovrastruttura, tra un modo di produrre e un’ideologia, tra cultura materiale e cultura immateriale. </span></p>
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<p lang="it-IT"><span style="font-size: x-small"><a name="sdfootnote9sym" href="#sdfootnote9anc"></a>9 http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/sestosangiovanni/2012/03/votazioni-per-il-portavocecandidato-sindaco.html</span></p>
</div>
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		<title>Nessuno dei Suddetti &#8211; parte due C&#8217;ERA UNA VOLTA LA STALINGRADO D&#8217;ITALIA</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 08:08:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel mio post precedente ho scritto che i partiti politici sono ormai arrivati alla frutta. Per capire come le cose stiano così, basterebbe dare uno sguardo ai candidati che ciascun partito ha espresso ad ogni tornata elettorale. Non mi riferisco solo ai politici di caratura nazionale. L&#8217;esercizio dello sguardo andrebbe applicato innanzitutto nei confronti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/wall.jpg" rel="lightbox[2126]"><img src='http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/wall.jpg' class='aligncenter  wp-image-2132' width='500' height='263.33333333333'/></a></p>
<p style="text-align: justify">Nel mio post <a href="http://www.giraffaweb.it/evidenziando/nessuno-dei-suddetti">precedente</a> ho scritto che i partiti politici sono ormai arrivati alla frutta.</p>
<p style="text-align: justify">Per capire come le cose stiano così, basterebbe dare uno sguardo ai candidati che ciascun partito ha espresso ad ogni tornata elettorale. Non mi riferisco solo ai politici di caratura nazionale. L&#8217;esercizio dello sguardo andrebbe applicato innanzitutto nei confronti di ciò che abbiamo vicino e che, proprio per questo motivo, fatichiamo a mettere a fuoco.</p>
<p style="text-align: justify">Ecco perciò una carrellata dei candidati  a sindaco di Sesto San Giovanni, la mia città:</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Monica Chittò</strong>, del <span style="color: #ff0000"><strong>PD</strong></span>, grazie alla vittoria ottenuta in primarie in cui a votare sono andati, praticamente, solo gli iscritti ai partiti e i loro parenti stretti, è il candidato sindaco per il centro sinistra. La buona notizia è che è una donna. La cattiva notizia è che i sestesi hanno già sperimentato Monica Chittò in quanto assessore alla cultura. La Chittò può vantare il grande successo del Carroponte. Un ex struttura industriale in cui, attualmente, d’estate si fanno concerti. Peccato che il luogo sia molto apprezzato dai non sestesi e poco apprezzato dai cittadini di Sesto, visto che, nonostante l’area sia quasi desolata, i concerti si sentono anche ad un paio di chilometri di distanza (e talvolta durano fino all‘una di notte). Il che non sarebbe poi così grave se almeno al comune e ai cittadini venissero dei vantaggi collaterali, come ad esempio un aumento del giro di affari dei negozi dei piccoli commercianti sestesi.<br />
Purtroppo il Carroponte sorge in un area isolata, quindi niente negozi. Il solo a trarne vantaggio è il centro commerciale lì vicino. Centro commerciale della Coop (sarà un caso?) di cui si può anche parlare un gran bene se sei un socio come me, oppure un gran male se sei Caprotti di Esselunga (vade retro falce e carrello) ma è comunque sicuro che la Coop non abbia un gran bisogno di eventi collaterali come i concerti per fare i soldini.<br />
La gestione dei concerti del carroponte è, inoltre, affidata all’Arci. Per carità i ragazzi dell’Arci sono simpatici, competenti e organizzano un sacco di belle cose a prezzi abbastanza popolari, solo che da un assessore cittadino ci si aspetta che trovi il modo di valorizzare le risorse della città e non di regalarle agli altri. Delle varie associazioni culturali presenti sul territorio la Chittò, negli anni in cui è stata assessore, non sembra essersi occupata molto. Il cinema all’aperto, ad esempio, è gestito da quelli del Bloom di Mezzago (che non è una frazione di Sesto). Non so quanti soldi porti alle casse del comune il Carroponte, ma non credo siano poi molti visto che le varie realtà culturali sestesi non sembrano averne beneficiato. Lo storico teatro (e cinema) Elena, l’unico rimasto in centro, ha ormai chiuso i battenti perché ci devono fare una bella speculazione edilizia<sup>1</sup>.  A questo si può aggiungere che il MIL (Museo dell‘Industria e del Lavoro) dopo la relativamente recente pomposa inaugurazione, a passarci davanti mette già tristezza e desolazione quanto la casa Usher di Edgar Allan Poe. Forse perché il teatro che doveva nascervi non è mai decollato veramente. La cosa è strana visto che si trova SOLO ad un chilometro e mezzo a piedi dalla metropolitana (sempre che tu abbia il coraggio di passare per un sottopassaggio ferroviaro popolato da tossici altrimenti tocca fare più strada). Ma forse non avrebbe mai potuto farlo, visto che mi è stato riferito che una compagnia teatrale che volesse fare lo spettacolo lì, dovrebbe portarsi il generatore di corrente e le sedie da casa.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/factory.jpg" rel="lightbox[2126]"><img src='http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/factory.jpg' class='aligncenter size-full wp-image-2129' width='500' height='280'/></a></p>
<p style="text-align: justify">Anche il cinema-teatro Rondinella (che è un&#8217;altra realtà storica a Sesto) non sembra passarsela granché bene, ma non mi risulta che l’assessore Chittò si sia spesa molto per la Rondinella (per carità essendo una specie di cinema parrocchiale). In fondo cosa importa se questo cinema, grazie alla sua programmazione di qualità e ai suoi prezzi popolari, attrae migliaia di spettatori, provenienti anche da Milano e dagli altri comuni del Nord Milano, ogni anno?</p>
<p style="text-align: justify">Infine si aggiunga che il Pd Sestese è andato avanti come se i giornali non avessero mai parlato dell&#8217;inchiesta sulle tangenti a Sesto San Giovanni, come se <strong>Penati</strong> fosse ancora vicepresidente della Regione e non ci fosse stato nessuno scandalo. Come se un assessore non avesse dovuto dimettersi. Tutto quello che è stato fatto, da parte di un partito del centro sinistra, è stato pubblicare alcune belle parole di Berlinguer sulla questione morale. Per fortuna i film di Romero sono fantasia perché se Berlinguer si rialzasse dalla tomba vomiterebbe.<br />
Insomma se il buongiorno si vede dal mattino i dubbi che la Chittò sia all’altezza sono molti. Non solo. I dubbi che il maggior partito di Sesto, il PD, sia ancora all&#8217;altezza del glorioso passato della città sono ancora di più, Purtroppo sarà sicuramente Chittò il prossimo sindaco, ma vista la levatura degli avversari forse tocca dire per fotuna.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/carroponte.jpg" rel="lightbox[2126]"><img src='http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/carroponte.jpg' class='aligncenter size-full wp-image-2130' width='500' height='292.5'/></a></p>
<p style="text-align: justify">Anche dall’altro capo, infatti, i partiti non sono per nulla messi meglio. Il candidato dell’attuale maggior partito d’opposizione (<span style="color: #0000ff"><strong>PdL</strong></span>) è <strong>Franca</strong> <strong>Landucci</strong>. Anche lei una donna. È meraviglioso scoprire come i partiti sestesi, che per anni hanno tenuto le donne relegate negli scantinati della politica, quest’anno di crisi si siano scatenati nel trovare candidate donne. A onor del vero questo problema non investe la prof.ssa Landucci che è capogruppo del suo partito da dieci anni. La buona notizia è che il Pdl ha deciso di candidare una persona di esperienza e non una delle sciacquette che attorniavano l‘ex-premier. Meglio ciellina che meteorina avranno pensato quelli del Pdl, ribaltando la loro filosofia usuale di 360 gradi. La cattiva notizia è che l&#8217;esperienza accumulata non sembra essere stata utile alla Landucci, visto che alle scorse elezioni ha permesso che si candidasse <strong>Pasini</strong>. Non solo candidare a sindaco il costruttore proprietario delle aree Falck, quando in comune si deve decidere <strong>se</strong>, <strong>quanto</strong> e <strong>come</strong> costruire su quelle stesse aree, non è proprio una mossa politicamente astuta, ma anche nel giudicare le persone l’esperienza della Landucci sembra venire meno. Venire a sapere dai giornali che <strong>Penati</strong>, l’ex sindaco di Sesto, sarebbe il capofila di un sistema di corruttele e tangenti, è scioccante. Ma scoprire che il tuo candidato Pasini ha sempre saputo tutto (sarebbe stato “costretto“ a pagare dice) ma se n&#8217;è comunque stato zitto (almeno finché non è scoppiato il bubbone) invece di denunciare la cosa e vincere le elezioni a man bassa, la dice lunga sulla capacità di giudizio della Prof.ssa Landucci nonché del suo acume politico.<br />
A questo si può aggiungere che l’idea principale della Landucci è quella di trasformare Sesto in <strong>un polo sportivo</strong> del Nord Milano. Idea ottima, almeno quanto quella che il Pd ha tirato fuori dal cappello ultimamente (<strong>Il polo della salute</strong>) con due vantaggi in più: quello di apparire meno paradossale<sup>2</sup> e quella di essere facilmente realizzabile, visto che ci sono molte risorse da utilizzare in questo senso. Pochi sanno che a Sesto, ad esempio, vi è un palazzetto dello sport in cui si tengono i campionati del mondo di pattinaggio sincronizzato e che la squadra femminile di Basket sforna campionesse.<br />
Peccato che questa idea si traduca per la Landucci nella banale realizzazione di un centro sportivo polivalente. La cosa non sarebbe male sennonché a Sesto esistono già molti centri sportivi praticamente inutilizzati. Ce n&#8217;è uno, ad esempio usato pochissimo, forse perché sorge a pochi passi dalla tangenziale e dal bruciatore di rifiuti, in zona Parpagliona Karl Marx ( non è che alla gente venga proprio voglia di far sport vicino alla discarica). L’idea della Landucci è di costruire un nuovo centro sportivo, ma dove non si sa. Si sa solo che, se si farà, sarà un’altra colata di cemento. Del cemento però i cittadini sestesi, di questo ne sono sicuro, ne hanno già avuto abbastanza nell’ottennale amministrazione Oldrini.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/sky-line.jpg" rel="lightbox[2126]"><img src='http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/sky-line.jpg' class='aligncenter size-full wp-image-2131' width='500' height='240.83333333333'/></a></p>
<p style="text-align: justify">Il candidato della<span style="color: #339966"><strong> Lega Nord</strong></span> è <strong>Celestino Pedrazzini</strong>. Onestamente non lo conosco come non conosco il programma della Lega ( e poiché ho sempre preso sul serio l&#8217;idea di un&#8217;Italia federale mi guardo bene anche solo dal leggerlo). So però di due cose. La prima è che un Sen. Celestino Pedrazzini è stato inquisito a metà degli anni &#8217;90 per aver fatto da intermediaro in un giro di mazzette<sup>3</sup>. L&#8217;ingegnere Pedrazzini ha ammesso il fatto. Si è difeso dicendo che l&#8217;unico modo per far andare avanti una certa pratica sarebbe stato quello di pagare. Per carità visto che non è finito in galera non si può che credergli. Tuttavia il fatto indebolisce la Lega. Innanzitutto perché ricorda a tutti coloro che l&#8217;avessero dimenticato che la Lega, nonostante la sua immagine, è stata investita da scandali legati alla corruzione già in passato (ricordate i 200 milioni di lire in &#8220;nero&#8221; trovati nella cassaforte della Lega in piena tangentopoli?) Inoltre, di un uomo che ha già ceduto al sistema delle mazzette durante tangentopoli, un uomo di un partito attualmente investito da scandali e addirittura da sospetti di infiltrazioni della &#8216;ndrangheta, un uomo che si candida a fare il sindaco in una città in cui si è rivelato da poco un sistema di malaffare e malapolitica clamorosi, di quest&#8217;uomo non si può certo dire che sia l&#8217;uomo giusto nel posto giusto al momento giusto. Va bene che la Lega è un partito che ci ha abituato alle provocazioni, ma di questo passo, con il desiderio di stupirci, finirà per proporre il figlio di Totò Riina come direttore di San Vittore.<br />
La seconda cosa che so è che l’esponente storico della Lega a Sesto è sempre stata <strong>Alessandra Tabacco</strong> che tuttavia è stata candidata Monza. Promozione o declassamento? La sensazione è che nella Lega ci siano molte più tensioni e divisioni di quel che appare all’esterno e, dati i recenti sviluppi sulla corruzione all’interno del partito e nella famiglia Bossi, le divisioni sembrano destinate ad acuirsi. La Lega ha dunque i suoi problemi interni da risolvere come (immagino) quello di spiegare perché non sia il caso di modificare lo slogan dei famosi manifesti elettorali con su scritto <strong>PADRONI A CASA NOSTRA</strong>! con altro slogan più autocritico, con magari scritto <strong>PADRINI A CASA NOSTRA?</strong> Iniziare a porsi un problema significa iniziare a risolverlo. Una cosa è certa: figurarsi se la Lega, in questo momento, è in grado di esprimere idee e soluzioni per risolvere i gravi problemi della città. Forse al prossimo giro.<br />
Per il momento da elettore Sestese rimango dell’opinione che per queste elezioni sarà meglio votare “Nessuno Dei Suddetti”! Ma magari dando uno sguardo alle liste civiche (saranno l&#8217;oggetto del mio prossimo post) cambierò idea.</p>
<p style="text-align: justify">fine seconda parte.</p>
<p>continua&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">[1]  Non sono un architetto ma quell’edificio (bruttino in verità) ha proprio l’aspetto di un edificio costruito ai tempi del Duce. Ha quindi tutta l’aria di essere un edificio storico e perciò dovrebbe essere vincolato dai Beni Culturali. In ogni caso è situato in una delle poche zone ancora integre della vecchia Sesto, dove sono presenti i pochi edifici <em>Liberty</em> della città sopravvissuti alle bombe della seconda guerra. Perciò mi ha sorpreso molto apprendere che sarà abbattuto per costruire una catena commerciale. Ripensandoci, però, data la scarsa competenza e sensibilità mostrata da questa amministrazione alle questioni legate al paesaggio (evolutivo Watson evolutivo)<sup>4</sup> la cosa non dovrebbe sorprendermi affatto. Anzi, già prevedo che gli architetti piazzeranno lì un bello scaldabagno di vetro cemento.</p>
<p style="text-align: justify">[2] Dato che Sesto è praticamente tappezzata di <strong>Eternit</strong> far diventare città della salute un paesone che di secondo nome dovrebbe fare <strong>Mesoteliomaland</strong> sa un po’ di presa per il culo.</p>
<p style="text-align: justify">[3] http://archiviostorico.corriere.it/1995/marzo/14/Intermediario_delle_mazzette_Senatore_della_co_0_95031414509.shtml</p>
<p style="text-align: justify">[4] Uno dei successi che pretenderebbe vantare il sindaco Oldrini è l&#8217;aver presentato Sesto per la candidatura a patrimonio mondiale dell&#8217;UNESCO come città dal Pesaggio Culturale Evolutivo qualsiasi cosa significhi.</p>
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		<title>Nessuno dei suddetti?</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 16:28:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>medo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Nessuno dei suddetti“! Così esclama Richard Pryor in un vecchio film degli anni ‘80 intitolato Chi più spende più guadagna. In questa commedia Pryor ha la geniale pensata di candidarsi alle elezioni. In realtà lo fa con l’intento segreto di perderle. Da qui lo slogan “nessuno dei suddetti” (con riferimento ai nomi scritti sopra alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/220px-Richard_Pryor_1986_cropped.jpg" rel="lightbox[2084]"><img src='http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/220px-Richard_Pryor_1986_cropped.jpg' class='alignnone  wp-image-2087' width='500' height='274.13479052823'/></a></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><em><span style="font-family: Times New Roman,serif">Nessuno dei suddetti</span></em><span style="font-family: Times New Roman,serif">“! Così esclama </span><strong><span style="font-family: Times New Roman,serif">Richard Pryor</span></strong><span style="font-family: Times New Roman,serif"> in un vecchio film degli anni ‘80 intitolato </span><em><span style="font-family: Times New Roman,serif">Chi più spende più guadagna</span></em><span style="font-family: Times New Roman,serif">. In questa commedia Pryor ha la geniale pensata di candidarsi alle elezioni. In realtà lo fa con l’intento segreto di perderle. Da qui lo slogan “</span><em><span style="font-family: Times New Roman,serif">nessuno dei suddetti</span></em><span style="font-family: Times New Roman,serif">” </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">(con riferimento ai nomi scritti sopra alle schede elettorali)</span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><span style="font-family: Times New Roman,serif">. Per la serie: non votate per nessuno, tantomeno per il sottoscritto. La cosa straordinaria è che grazie allo </span><em><span style="font-family: Times New Roman,serif">slogan </span></em><span style="font-family: Times New Roman,serif">alla fine rischia di vincerle veramente le elezioni.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<em><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Nessuno dei suddetti” </span></span></em><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">è uno <em>slogan</em> che, a partire dalla metà degli anni ottanta, ha ben interpretato quel sentimento di scollamento tra la classe dirigente politica e, progressivamente, i sempre più numerosi elettori orfani di una rappresentanza. Lo slogan può essere sicuramente tacciato di qualunquismo, ma è anche vero che il Partito dei Qualunquisti è forse il primo partito d’Italia (ma a giudicare dal film anche d‘America) e che dopo gli scandali per corruzione che hanno investito il centro sinistra, il centro destra e ultimamente la Lega Nord, si può star certi che le file di questo “partito” si ingrosseranno. Non sorprenderà nessuno credo scoprire che la fiducia degli elettori verso tutti i partiti è scesa all&#8217;8%.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Con ogni probabilità quello del non voto sarà il primo partito nelle prossime elezioni amministrative della mia città: </span></span><strong><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Sesto San Giovanni</span></span></strong><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"> la, ormai possiamo dirlo comunque vadano le elezioni,</span></span><strong><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"> ex-Stalingrado</span></span></strong><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"> d’Italia.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">È un fatto che i partiti politici siano alla frutta. Anzi, a leggere la lista dei candidati e quello che dicono di voler fare, sono proprio all’ammazzacaffè<a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/1-maciste-e-pulcinella3.bmp-001.jpg" rel="lightbox[2084]">1.</a></span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Vi confesso che ho sempre nutrito molta sfiducia nei partiti. Per questo motivo non ho mai preso la tessera di nessun partito. Neanche di quelli che promuovevano idee dal mio punto di vista largamente condivisibili.<br />
Tuttavia, data la crisi istituzionale in cui versa il mio paese da lungo tempo, alla scorsa tornata elettorale ho accettato di fare campagna attiva per il sindaco Oldrini e di entrare nella lista dei Comunisti italiani come indipendente (cioè come non tesserato al partito). Preciso di non essere mai stato comunista né anticomunista. Ho sempre ritenuto che le tante ombre del comunismo, come lo stalinismo, la dittatura cinese e quella cubana, siano state storicamente bilanciate dalla capacità di suscitare un afflato di emancipazione in popoli che, senza l’idea comunista, non sarebbero mai riusciti a liberarsi dal giogo occidentale (Cina, Cuba,Vietnam, ecc.)<br />
Quando ho deciso di candidarmi (pur sapendo che non avrei potuto diventare consigliere) pensavo che da soli questi (i partiti) non ce la potessero fare; perciò aiutiamoli mi son detto.<br />
Solo attraverso la partecipazione attiva (partecipazione non adesione incondizionata) si può sperare di cambiare qualcosa. La mia idea era che partecipando più attivamente alla vita politica lo scollamento tra partiti e cittadini sarebbe diminuito, con conseguente vantaggio per entrambi. Mi sbagliavo.<br />
Credevo di fare la mia parte per impedire che il maggior costruttore sestese arrivasse a fare il bello e il cattivo tempo nella mia città. In realtà anche con il sindaco Oldrini la speculazione edilizia è andata bellamente avanti. Il piano per le aree Falck, che avrebbe dovuto essere realizzato dall’archistar Piano, è stato talmente snaturato che si potrebbe ribattezzarlo piano Falcqui (basta la parola). Con il mio impegno ho solo contribuito a far eleggere un sindaco che ha poi scelto come assessore un personaggio (Pasqualino Di Leva) che si sarebbe rivelato implicato nel cosiddetto “Sistema Sesto”.</span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">È anche vero, però, che benché i partiti abbiano le loro colpe, una gran parte di responsabilità, collettivamente, spetta a tutti noi. Sarebbe impossibile per i partiti esercitare il loro potere corrotto se la corruzione, in fondo, non fosse già diffusa tra la popolazione. Se i partiti hanno fatto quel che hanno fatto al nostro povero paese, significa che ci sono state le condizioni, innanzitutto umane e sociali, per poterlo fare.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Ho sempre creduto che la democrazia diretta (associata ad una riforma federale praticabile) potesse essere l’unica soluzione per questo paese.<br />
Ma una simile soluzione implicherebbe una maturità da parte dei cittadini e del popolo italiano che non mi sembra di riscontrare.<br />
Purtroppo non sono nemmeno religioso e non posso confidare nei miracoli. Non resta che restare a guardare e registrare la cronaca, smagata e un po’ stizzita, delle elezioni nella mia città. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/1-maciste-e-pulcinella3.bmp-001.jpg" rel="lightbox[2084]"><img class="aligncenter  wp-image-2101" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/1-maciste-e-pulcinella3.bmp-001.jpg" alt="" width="582" height="378" /></a></p>
<div>
<p><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/04/1-maciste-e-pulcinella3.bmp-001.jpg" rel="lightbox[2084]">1 Con tutto quel che si sono mangiato speriamo non digeriscano troppo presto che magari gli torna l&#8217;appetito.</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;MANDI! MANDI!&#8221; [sempre più &quot;rella&quot;]</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 08:27:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sapete qual è un segnale della crisi? Non un segnale, ma un allarme, una sirena, un marcatore indiscutibile? I curricula. Curricula, no? È il plurale di curriculum. Gli altri non ne sanno un cazzo. Non ne sanno un cazzo i giovini, che non studiano né studieranno mai la lingua di Cicerone prediligendo accurati approfondimenti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sapete qual è un segnale della crisi? Non un segnale, ma un allarme, una sirena, un marcatore indiscutibile? I <em>curricula</em>. <em>Curricula</em>, no? È il plurale di <em>curriculum</em>. Gli altri non ne sanno un cazzo. Non ne sanno un cazzo i giovini, che non studiano né studieranno mai la lingua di Cicerone prediligendo accurati approfondimenti di armonie musicali elaborate da gangster negri pluriomicidi e stupratori pedofili inspiegabilmente trasformati in star del rap oppure immergendosi nel cyberspazio sino a diventare pazzi alienati e nevrastenici. <a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/03/recessione.jpg" rel="lightbox[2072]"><img class="alignright size-full wp-image-2061" title="recessione" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/03/recessione.jpg" alt="" width="350" height="286" /></a>Non ne sanno un cazzo i nostri potenti uomini di potere, che dall’alto della loro licenza media inferiore pensano che la “lingua di Cicerone” sia una saporita specialità bovina salmistrata che servono in un’hostaria sulla Flaminia (“da Cicerone”, per l’appunto). Ma noi, che abbiamo passato orribili pomeriggi di sole sopra il Paratore a recitare le declinazioni di una lingua defunta, noi sappiamo che il plurale di <em>curriculum </em> è <em>curricula</em>. Ebbene di questi <em>curricula</em> ne girano a grappoli, a mandrie. La <em>rella</em> è anche questo. Tutti sono in giro, a spasso: operai fresatori, laureati in petrolchimica, raccoglitori di pomodori, broker di borsa, igieniste dentali, camerieri, export manager, terrazzieri, progettisti di barche, castagnari, cubiste e campanari. Il Grande Esercito Democratico di una Repubblica fondata sul lavoro scomparso. Tra le sue fila, trovi di tutto. Quello che ha studiato per una vita, rinunciando a tutto: amici, droga, alcol, disco, figa, cibo, trasformando la sua schiena in un dorso di dromedario, e gli occhi in due fondi di bottiglia. Quello che è emigrato in Micronesia, si è affettato il culo sgobbando come una ciurma di mozzi da galea genovese ed è tornato felice come un imbecille nella sua amata terra mediterranea. Quello che ha vissuto sulle spalle del Paese come una piattola aggrappata allo scroto di un elefante, rubando ed evadendo finché ha potuto. Quello che ha montato un bullone su una lastra di alluminio per venticinque anni, come un povero pupazzo (metal)meccanico. Quello che pensava di essere nel cuore pulsante dell’economia planetaria e si è ritrovato nel buco del gnao dell’economia planetaria. Tutti a spasso. O meglio, quasi tutti. Perché nella <em>rella</em> c’è anche la categoria dei <em>survivors</em>. I sopravvissuti, i graziati, almeno temporaneamente. Che lavorano e quello che hanno se lo tengono più stretto –per dirla come diciamo noi di El Paso- del buco del culo di un fottuto messicano che si è appena bevuto una sfottuta spremuta di lime annaffiata da Tequila Commemorativo, cristo. Ok, niente da dire su questo. La vita va così. Arriva la <em>rella</em>, ed come la peste nera del milleseicento, quella del Manzoni (pure quello si studiava): su cento, ne beccava ottanta  E gli altri venti, alé, organizzavano squisiti <em>party </em>alla faccia di quelle mappate di panni zozzi scaricati nel Lazzaretto-</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, tutto questo lo capisco. Di qua i disoccupati, che vagano per le strade come gli zombi di un film di Romero (alla ricerca, per ora, non di carne umana, ma di un contratto a progetto, a speranza, a capocchia, a minchia di Budda) .Mangiano i succulenti hamburger del signor McDonald a un euro (pranzo e cena) e l’ultima volta che hanno visto un branzino al sale Paolo VI sedeva sul Trono di Pietro. Di là gli occupati, che vivono come quelli che si trovavano, non so più per quale diavolo di motivo, sotto la spada di Damocle Che sono talmente puntuali che arrivano al mattino in ufficio mezz’ora prima delle donne delle pulizie (che magari sono ex manager licenziati dopo l’ultima clamorosa cazzata borsistica che pur di lavorare hanno cambiato sesso e nazionalità, diventando cittadine dell’Ecuador). Che, sempre per non innervosire il capo ed entrare quindi nella <em>black list</em>, hanno abolito la pausa pranzo nutrendosi con soluzioni idrosaline e multivitaminiche per endovena.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, tutto ok. Ma, mi si permetta, trovo inspiegabile la sindrome del <em>mandi!-mandi!</em>. Attenzione, non “<em>mandi-mandi</em>” inteso come il celebre saluto dei nostri simpatici e laboriosi amici friulani. Ma <em>mandi!, mandi!</em> Inteso come imperativo rivolto all’interlocutore.</p>
<p style="text-align: justify;">Tipo questo. Una cara amica, con un ottimo <em>curriculum</em>, dopo anni di permanenza all’estero, e quindi in un posto con più opportunità di questa penisola isolata e penosa (prendete qualsiasi nazione al mondo, compreso il Granducato di Filipponia, Paperopoli e la Repubblica Popolare del Banano: daranno sempre più opportunità di noi), ha deciso disgraziatamente di tornare in questo girone dantesco. Naturalmente, come lavoro non trova una beata ceppa. O meglio, trova posti  con stipendi mensili da 180 euro, per 19 ore di lavoro e possibilità di straordinari. Gli schiavi di Ramsete II avrebbero bloccato l’edificazioni delle piramidi anche per il doppio, scendendo in sciopero. Io comprendo la situazione e cerco di darle una mano. Chiamo un conoscente, lavora (per ora) nel campo dellamia amica. “Manda, manda!” mi dice con una voce che pare Rabagliati, riferendosi al <em>curriculum</em>. E poi, dopo averlo letto: “Ottimo! Bel profilo! Grandi potenzialità!”. E quindi?, domando io. “Ti faccio sapere, ma non ti preoccupare”. Due mesi dopo, lo chiamo io. Allora? La voce sembra quella di un Teletubbie: “Ehm, no, guarda. Sono cazzi. È tutto fermo. Pure io…non so…ho famiglia…cristo che <em>rella</em>”. Provo con un altro. “Mandi-mandi!”. E poi, con il <em>curriculum</em> sotto gli occhi “Caro lei, mi sembra che qui si aprano straordinarie porte per la sua amica.  Stavamo cercando proprio una così. Le faccio sapere”. Un beato klinz per un mese. Poi chiamo. “Chi? Ah, si. Beh… sa… stiamo già ristrutturando”. Ma mica è un imbianchino. “Ma no, ristrutturazione aziendale. Chiusure di comparti… Detto tra noi…” Sono cazzi. “Esatto!”. La storia si è ripetuta per altre tre volte. “Mandi-mandi!” oppure “Manda-manda”. Ma il risultato non cambiava.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora mi domando. Ma perché devo o devono mandare <em>curricula</em>? Perché ci sono certi tipi che pur di far vedere che sono ancora potenti in un mondo che ormai li ha ridotti a poveri mendicanti della pietà lavorativa altrui, anziché ammettere di non contare più un bel ceppone, insistono nel creare illusioni? Cazzo gridi, tu che sei ormai la radice quadrata di chi eri, “<em>mandi!-mandi!</em>” se sai già che quei <em>curricula</em> –che raccontano la fatica di un lavoratore, e le sue speranze, non l’avviso dell’apertura di una nuova pizzeria al trancio con servizio a domicilio (con un euro in più, bibita a scelta)- finiranno nel cestino.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti ci mando io, la prossima volta.</p>
<p style="text-align: right;">di CURCO MAZZI</p>
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		<title>La &#8220;rella&#8221;.</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 17:10:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La redazione di Giraffaweb è lieta di presentare la nuova categoria di articoli al vetriolo di Curco Mazzi nella categoria RELLANDO. Si tratta di brevi racconti dal gusto satirico, di sguardi attoniti e rabbiosi sull&#8217;economia e sul disagio sociale, politico e culturale che il nostro Paese sta attraversando. Il ritmo incessante e lo stile narrativo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>La redazione di Giraffaweb è lieta di presentare la nuova categoria di articoli al vetriolo di Curco Mazzi nella categoria RELLANDO. Si tratta di brevi racconti dal gusto satirico, di sguardi attoniti e rabbiosi sull&#8217;economia e sul disagio sociale, politico e culturale che il nostro Paese sta attraversando. Il ritmo incessante e lo stile narrativo prettamente caricatoriale e melanconico ne fanno delle piccole e sapienti rilfessioni sull&#8217;attualità.  DA NON PERDERE!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Rella</em>. Come si può tradurre questo termine meneghino? Non con “crisi”. La rella non è la crisi, che <em>se ciama crisi e basta inscì</em>. La rella è la naturale conseguenza della crisi. Non si compera più un cazzo. I negozi di abbigliamento (circa il 95 per cento degli esercizi commerciali della Megalopoli, ne apriranno anche uno al posto del tabernacolo del Duomo, con due show-room al Famedio del Cimitero Monumentale. Si parla con insistenza di un famoso stilista che sta trattando con le autorità per la trasformazione dell’Ospedale Maggiore in un outlet) sono così vuoti che i clienti che entrano ricevono in regalo un trattamento termale, un pieno di benzina e a richiesta una serata con la commessa o il commesso che preferiscono. In molti ristoranti è stata introdotta la figura del buttadentro, che adesca i passanti talvolta con mezze porzioni di linguine alle aragostelle e di tagliata di manzo ai carciofi, per dimostrare la squisitezza delle cucine. In periferia si parla di camerieri che con la pistola obbligano la gente ad entrare in pizzeria. Quindi la rella è la deflazione, il crollo dei consumi? No, quello è un aspetto. E non è neppure la disoccupazione, che ha raggiunto livelli allarmanti. Un tempo, quando ero piccolo –si parla degli anni sessanta del secolo scorso: non dite altro, lo so- se per qualche motivo uscivo da scuola prima dell’ultima ora , per strada incontravo mamme, vecchi, cani randagi, vigili urbani, spazzini e qualche mignotta in straordinario. <a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/03/Recessione-maya.jpg" rel="lightbox[2052]"><img class="alignright size-full wp-image-2060" title="Recessione-maya" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/03/Recessione-maya.jpg" alt="" width="400" height="311" /></a>La “forza lavoro”, le “braccia nude”,  come li chiamavano gli apostoli del socialismo nell’Ottocento, ovvero i giovini lavoradur, erano in fabbrica o in ufficio. Stipendi sicuri, scala mobile, contributi, contratti a tempo  indeterminato.  Oggi, passeggi per la città alle dieci di mattina, e vedi nugoli di giovini che non fanno un cazzo fresco. Quelli che hanno raggiunto il nugolo da poco, sorridono, felici appunto di non fare un cazzo fresco. Quelli a spasso da più tempo hanno uno sguardo più appannato, pensieroso. I veterani, quelli che girano per le strade da così tanto tempo da essere catalogati al catasto comunale come arredamento urbano, sono molto magri e ghignano in modo farneticante. Talvolta sono accompagnati da mute di cani pulciosi e pieni di rogna, scheletrici come i loro padroni. Qualcuno dei veterani è accovacciato. Ai piedi, la custodia di un violoncello aperta, con dentro due euro in monete da due centesimi e qualche cento lire coniate nel 1992. I pochi che lavorano, sfrecciano come saette, con in testa il festival internazionale delle speranze:  ad esempio  che la ditta dove sono (temporaneamente) impiegati non “interrompa la collaborazione”. Bel termine, no? Vuol dire licenziare, ma vuoi mettere? Come se Hitler anziché dichiarare guerra alla Polonia avesse detto che interrompeva il buon vicinato. Come se Landrù, prima di ammazzare la moglie e infilarla nella stufa, le avesse spiegato che era giunto il momento di interrompere il rapporto coniugale. Come se Darth Vader avesse ordinato alla Morte Nera di interrompere la rotazione sul suo asse del pianeta Aldebaaran.  Sì, dunque, la rella è anche disoccupazione, ma non è solo questo. È la stretta creditizia delle banche? No, ma c’è anche un po’ di quello. Sapete come va in banca, no? “Buongiorno”. “Buongiorno” (sorrisone, va detto che i bancari sono sempre molto sorridenti e gentili). “Vorrei aprire un mutuo di…diciamo… ventimila euro”. “No”.</p>
<p style="text-align: justify;">Talvolta, a onor del vero, dicono di si, ma chiedono alcune “piccole” garanzie. Tipo un rene o una cornea da spiantare (per mutui superiori a una certa cifra, entrambi i reni e entrambe le cornee). In casi particolarmente urgenti, un parente strettissimo (i figli, ad esempio), da tenere in custodia nel caveau della banca, sorvegliato da guardie giurate armate. A ogni rata non pagata, via un pezzetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Beh, ci siamo capiti. La rella è la conseguenza di tutto questo e di altro ancora. è un mix di angoscia, svuotamento, preoccupazione perenne, afflosciamento fisico e mentale, demotivazione, assenza di speranza, incapacità di reagire.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardo la mia città che ho raccontato con la rabbia dei trent’anni (sono un po’ tardivo, si sa: i miei trent’anni equivalevano ai vent’anni degli altri), una città che odiavo e amavo al contempo. E che ora mi impietosisce. Guardo i vecchi amici, incapaci di parlare di altro che non siano le nuove tasse che un governo d’emergenza ci impone. Ma che si sforzano ancora di scavare dentro il loro passato, la loro giovinezza, che era anche la mia, per scoprirvi dentro un sorriso,una battuta, una goliardica reazione di vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Vivere ai tempi della rella fa rimpiangere ogni uomo da buttare e da riciclare. Ma forse, a denti un po’ più stretti, si può ridere ancora.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">di CURCO MAZZI</p>
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		<title>we never went to the moor: la patafisica del mocumentario</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 10:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>medo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è stato un tempo in cui se la televisione non affermava che una cosa era accaduta, allora quel fatto non era mai avvenuto. Ancora oggi per molti versi le cose stanno così. Provatevi ad esempio a insinuare che forse l’Uomo non è mai stato sulla Luna. Io l’ho fatto dopo la lettura di We never [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è stato un tempo in cui se la televisione non affermava che una cosa era accaduta, allora quel fatto non era mai avvenuto. Ancora oggi per molti versi le cose stanno così.</p>
<p>Provatevi ad esempio a insinuare che forse l’Uomo non è mai stato sulla Luna. Io l’ho fatto dopo la lettura di <em>We never went to the moon</em> <span style="color: #0000ff;">[1]</span>, interessantissimo libro che ha ispirato <em>Capricorn one, </em>un bel film tra il fantascientifico e il fanta-cospiratorio, oltre che instillato in me numerosi dubbi<em> </em>e una certezza: se mai siamo stati sulla Luna, oggi come oggi, non esiste nulla che lo possa provare oggettivamente<a title="" href="#_ftn2"> [2]</a>.</p>
<p><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/03/capricorn-one.jpg" rel="lightbox[2024]"><img class="wp-image-2031 alignnone" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/03/capricorn-one.jpg" alt="" width="178" height="200" /></a></p>
<p>I miei amici, dopo avermi ascoltato con la stessa sufficienza concessa ad un adolescente che legge le sue prime poesie, mi hanno risposto tutti nella stessa maniera: “ma se lo hanno visto tutti!“.</p>
<p>Infatti milioni di persone in tutto il mondo, quella notte del 1969, hanno potuto assistere in televisione N. Armstrong che compiva quel piccolo passo per un uomo e quel grande passo per l’umanità.<a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/03/MOON-HOAX.jpg" rel="lightbox[2024]"><img class="aligncenter  wp-image-2027" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/03/MOON-HOAX.jpg" alt="" width="340" height="212" /></a></p>
<p>Che un’immagine televisiva non costituisca affatto una prova è una replica che non sembra sortire nessun effetto.</p>
<p>Il punto è che tutti noi vogliamo credere che l’umanità sia stata nello spazio. Chiunque cerchi di affermare il contrario si scontrerà sempre contro questo desiderio. Niente vale la bellezza, addirittura poetica, dell’idea di un branco di scimmie semilanute che evolvono fino a navigare nello spazio.</p>
<p>Niente forse, se non andare a nostra volta in televisione e mostrare, con tutti gli artifici del caso, che il vero forse è un falso perché un falso, palesemente falso, è stato preso veramente da tutti per vero.</p>
<p>Lo so è un po’ arzigogolato, ma è quel che hanno fatto un trio di guasconi livornesi nel 1984. Non che abbiano dimostrato che l’Uomo non è mai stato sulla Luna, per carità. Hanno semplicemente mostrato quanto gli uomini possano credere al falso solo perché qualcuno di autorevole ha detto che quel falso è vero, oppure solo per ostinazione, perché il falso è troppo bello per non essere vero.<a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/03/1-modi3buona-460x230.jpg" rel="lightbox[2024]"><img class="aligncenter  wp-image-2026" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/03/1-modi3buona-460x230-300x150.jpg" alt="" width="341" height="170" /></a></p>
<p>Ma forse è meglio prima ricostruire un po’ i fatti. Nel 1984 nel comune di Livorno si tenne una mostra su un illustre cittadino, il pittore-sculture Amedeo Modigliani (in arte Modì), che aveva abbandonato ad inizio secolo la sua città toscana per la più artisticamente consona Parigi.</p>
<p><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/03/modigliani.jpg" rel="lightbox[2024]"><img class="alignnone  wp-image-2032" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/03/modigliani-178x178-custom.jpg" alt="" width="178" height="178" /></a></p>
<p>Una leggenda locale sosteneva che prima di partire, in polemica con una città che non lo aveva mai apprezzato, l’artista avesse gettato alcune sue sculture in un canale cittadino.</p>
<p>Proprio in occasione della mostra del 1984, la municipalità incaricò alcuni operai di dragare il canale in questione, per verificare se dietro la leggenda ci potesse essere del vero. Miracolosamente le sculture di Modì vennero ritrovate. Fu un tripudio di gioia, tanto dei cittadini livornesi che, soprattutto, degli accademici dell’arte italiani, i quali si affrettarono a dichiarare che tutte erano dei capolavori.</p>
<p>Finché non comparvero sulla scena in nostri tre guasconi affermando che almeno una delle tre teste era falsa, dato che l’avevano fabbricata e gettata, per celia, loro stessi nel canale un paio di sere prima del ritrovamento. Nessuno gli diede retta. Non gli accademici che si erano già spesi sull’autenticità della statua, non i livornesi, che desideravano ardentemente quel ritrovamento. Nessuno gli diede credito fino a che non andarono in TV a rifabbricare, in diretta, una statua in tutto per tutto simile a quella ritrovata. Se pensate che questa storia ha dell’incredibile, sappiate che alla fine le cose si riveleranno ancora più sorprendenti, ma non ve le svelo per non rovinarvi la sorpresa.</p>
<p>Forse non credete ad una parola di quel che vi ho raccontato, ma forse crederete a <em>Le vere false teste di Modigliani</em>, il documentario che racconta questa storia e che passa proprio questo fine settimana allo spazio Oberdan. Comunque non mi offendo. So che quando una storia è raccontata per immagini sembra sempre più vera.</p>
<p>Del resto lo sanno anche tutti gli autori dei mockumentary in rassegna accanto al documentario su Modì. Che cos’è un mockumentary? Un genere cinematografico? Uno stile? Sarei tentato di rispondere che un mockumentary è qualcosa che forse non è in grado di dimostrarci che <em>we never went to the Moon </em>(non siamo mai stati sulla Luna), ma potrebbe mostrarci anche che forse <em>we never went to the moore </em>(non siamo mai stati alla brughiera).</p>
<p>Diciamo che il mockumentary sta al documentario come la patafisica di Jarry<a title="" href="#_ftn3">[3]</a> sta alla metafisica o alla fisica <em>tout court. </em>Cos’è la patafisica? Con le parole di <em>re Ubu </em>si potrebbe dire  che la patafisica “è una scienza che abbiamo inventato, perché se ne sentiva veramente il bisogno”. Anche dei mockumentary, come di tutti quei prodotti artistici che denunciano l’artificiosità dell’arte e, così facendo, ne rivelano la verità naturale, si può dire che siano delle invenzioni di cui talvolta si sente veramente bisogno.</p>
<p>È arzigogolato, lo so, ma proprio per questo è divertentissimo come sa bene Werner Herzog che in <em>Incident at Loch Ness </em>(anteprima assoluta per l‘Italia) sembra proprio essersela spassata.<br />
Potete trovare tutte le info sulla rassegna qui:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>http://oberdan.cinetecamilano.it/</p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> Cfr.: Bill Kaysing, <em>We never went to the moon</em>, 1976</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> Tutte le foto dello sbarco della Luna, per ammissione della stessa NASA, sono state ricostruite in studio. La pellicola Kodak infatti si rovinò durante il viaggio. L’unica prova oggettiva a disposizione è costituita dai campioni di roccia lunare. Bill Kaysing sostiene che però si tratta in realtà di manufatti artificiali realizzati nei laboratori NASA. In effetti i geologi possono limitarsi a riconoscere che quei campioni di roccia non hanno eguali sul pianeta Terra, ma non essendo mai stato disponibile un campione di controllo (cioè un’altra roccia lunare) non possono certificare che quel campione venga veramente dalla Luna.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> Alfred Jarry è stato un drammaturgo e commediografo a cavallo tra Ottocento e Novecento. Le sue opere più caustiche e surreali hanno al centro il personaggio di papà Ubu.</p>
</div>
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		<title>Fatevi due conti&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 14:41:15 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi [09/03/2012] attraversando il  ponte in fondo a Corso Vittorio ho potutto notare un enorme <a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/03/camionette090312.jpg" rel="lightbox[1985]"><img class=" wp-image-1986 alignright" style="margin: 10px;" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/03/camionette090312-157x210-custom.jpg" alt="" width="157" height="210" /></a>impegno da farte delle forze dell&#8217;ordine: ho visto sfilare davanti a me , contandoli, 27 mezzi tra camionette, volanti e jeep. Inoltre seguendo &#8220;i murazzi&#8221; non ho pututo ben contare, perché la testa dei mezzi si perdeva oltre quelli che riuscivo a vedere. In più in coda ce n&#8217;erano altri, che, scuserete, non ho contato. Comunque, a memoria, cinque o sei. Più i mezzi della Polizia Locale, più i soliti non in prima linea, che coordinano.</p>
<p>E tutto questo spiegamento di forze, tutti questi soldi delle mie tasse, contro chi?</p>
<p><a href="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/03/manifestazione0090312.jpg" rel="lightbox[1985]"><img class="alignleft  wp-image-1987" style="margin: 10px;" src="http://www.giraffaweb.it/wp-content/uploads/2012/03/manifestazione0090312-192x143-custom.jpg" alt="" width="192" height="143" /></a>Da parte mia ho visto né più ne meno questo centianio (duecento forse&#8230;) studenti delle superiori che bloccavano il ponte in fondo a corso vittorio.</p>
<p>Scopro poi che la manifestazione aveva ritardato la circolazione <a href="http://torino.repubblica.it/cronaca/2012/03/09/news/gli_studenti_a_porta_nuova_per_fermare_il_frecciarossa-31235098/">dei treni</a> a Porta Nuova.</p>
<p>Scopro anche <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/quei-nostalgici-della-diaz-frecciarossa-bloccato/196340/">cosa pensa un medio viaggiatore di un frecciarossa</a>.</p>
<p>Non mi stupisco, lo immaginavo già.</p>
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